Miller, Maier, ma anche Fill È l’ora dei «supergiganti»

Al via solo tre azzurri, dopo la rinuncia di Rocca. Debutta Blardone

Maria Rosa Quario

da Sestriere

Se le medaglie si assegnassero in base all’affluenza alle conferenze stampa della vigilia, Hermann Maier avrebbe già l’oro in tasca. Casa Austria è una bolgia tutta per lui, per lui e per il suo allenatore Andy Evers, tracciatore del superG, perché come non bastasse tutto il resto, Hermann avrà anche questo vantaggio. Lui, come molti altri big delusi dalla discesa, avrà oggi l’occasione del riscatto, anche se Miller dichiara che la medaglia è l’ultimo dei suoi pensieri e Maier giura, da bravo attore, che se andasse male non ne farebbe una malattia.
Dopo qualche giorno passato a casa per curarsi l’influenza, Herminator è tornato in Piemonte giovedì sera con un volo aereo Monaco-Torino e ieri era molto contento per il maltempo che aveva fatto annullare la sciata sulla pista di gara: «Un giorno in più per riposare» ha detto, come se nelle giornate passate in Austria fosse stato solo sul divano a guardare la televisione. In realtà ha sciato un paio di giorni a Hinterreit e la presenza al suo fianco di Evers lascia intendere che l’allenamento sia stato fatto fra i pali, magari simulando il tracciato che si troverà oggi davanti agli sci. Peter Fill azzarda un pronostico: «Sarà una gara apertissima, quest’anno in superG non c’è stato un dominatore, a vincere sono stati in cinque (Svindal, Reichelt, Grugger - assente - Maier e Gruber, ndr), anche noi giovani ci siamo fatti notare, ma il mio favorito resta lui, Maier».
Maier, Miller, ma non solo. A voler vendicare la deludente discesa c’è anche Daron Rahlves, l’americano che per ora ha fatto parlare di sé soprattutto per l’accredito del suo cane Chevy, con tanto di foto e qualifica Security, ma che certamente ha tutto quel che serve per riuscire a vincere una medaglia olimpica, che per lui sarebbe la prima. Super deluso ma impassibile come sempre pare anche Benny Raich, che dopo aver soffiato il posto a Walchhofer nel quartetto austriaco deve cercare di meritarselo, anche se a uno come lui è giusto dare fiducia, sempre e comunque. Dovesse andare male oggi avrà sempre gigante e slalom per rifarsi, ma Benny non guarda ancora tanto lontano, si limita a un giorno alla volta con la consueta frase «we will see», vedremo. L’unico problema per i favoriti, che partiranno con numeri alti, potrebbe essere il tempo, Maier teme un po’ il numero 30, «anche se almeno a preparare le piste gli italiani sono bravissimi».
«L’importante è che le condizioni siano uguali per tutti, una folata di vento nella schiena mi farebbe comodo, ma se poi invece la becco nella faccia?». Peter Fill è la speranza italiana per la gara di oggi. A modo suo è tranquillo e distaccato, pensando a Kitzbühel e alla vittoria sfiorata in quell’occasione ammette che «per un secondo posto firmerei subito, anche se da Maier dovessi beccare un secondo e mezzo e non solo 5 centesimi». L’ambiente nel clan azzurro è sereno, la sensazione è che i tre ragazzi andranno in pista senza pressioni o tensioni: normale visto che non hanno nulla da perdere. Con Fill ci saranno Staudacher e Blardone, il quarto posto resta vuoto perché nessuno si è meritato la convocazione e perché Giorgio Rocca ha deciso saggiamente di lasciare perdere per concentrarsi sull’allenamento di slalom. «A dire il vero non meriterei di correre nemmeno io» ammette Blardone, al via per rompere il ghiaccio con l’olimpiade prima della sua gara, il gigante di lunedì.
Dopo il quartetto non riempito per la combinata femminile, ecco la storia ripetersi per il superG maschile, situazione allarmante in un certo senso, ma la vigilia olimpica non è il momento giusto per approfondire il discorso o peggio per polemizzare, i problemi dei nostri velocisti durano da anni, non per niente la federazione sta tentando di convincere Ghedina a non mollare in attesa che i giovani crescano un po’.