Millican, città fantasma L’unico abitante ucciso in una rapina

Per quarant’anni questo borgo è stato il più piccolo degli Usa ed è finito subito nel Guinness dei primati. Oggi c’è qualcuno che lo vuole ripopolare: è una famiglia di sette persone

Giuseppe De Bellis

nostro inviato a Millican (Oregon)

Bill, da solo: Millican, Oregon, altitudine 4.252 piedi, popolazione 1. Bill, il simbolo delle città fantasma. Sono molte negli Stati Uniti d’America: cataste di legno marcio, impregnato di pioggia ed essiccato al sole del deserto. Sono lì, lungo la strada del sogno, quella che portava a Ovest. Il mito del West: ci si arrivava dal Sud, seguendo Alabama, Mississippi, Louisiana, Texas. Si trovava il New Mexico, l’Arizona, il Nevada, la California. Poi Thomas Jefferson spedì Lewis e Clark: il miracolo del passaggio a Nord-Ovest. Sono duecento anni appena che gli Stati Uniti sanno che c’è una porta anche da quella parte, un cancello che sfonda le montagne e ti lancia verso il Pacifico. Ora si sa anche che cosa c’è oltre: il Wyoming, l’Idaho, il Washington, l’Oregon.
È lì che sta Millican: in un fazzoletto di deserto settentrionale, dove è più vicino il buio del Canada che le luci di Los Angeles, dove le montagne formano una corona che sembra impossibile da superare, dove i coyote si aggirano affamati a caccia della loro preda. Millican era un punto di riferimento perché stava al bordo di una strada importante che oggi è la highway 20: quella cittadina era il punto di ristoro e di sosta per cow-boys buoni e cattivi, in cerca di fortuna o di guai. Arrivavano alla locanda annessa al Trading Post così pieni di sabbia del deserto che gli albergatori facevano fatica ad accettarli: gli davano solo corperte di jeans, perché le lenzuola bianche erano uno spreco di raffinatezza per clienti bifolchi. Qualcuno a Millican si fermava anche: venti abitanti, poi trentacinque, cinquantanove, sessantasei. L’inizio del Novecento è stato fantastico: tutti carichi alla ricerca della fortuna sotterranea. Il sogno è finito presto: è finito con l’oro succhiato dalle miniere in pochi anni. Senza pepite era inutile abitare a Millican. Senza quelle non c’era motivo: c’è il nulla da quelle parti, il nulla mischiato all’attesa di qualcosa che non arriva mai. È come nei Western: senti il sibilo del vento e immagini che stia per succedere qualcosa. Illusione. Allora si va: da Millican sono partiti tutti. Le famiglie hanno fatto i bagagli, i predoni hanno rosicchiato i resti di oro e l’hanno abbandonata. Sono arrivati i fantasmi: Millican, Oregon, altitudine 4.252 piedi, popolazione 1. È rimasto soltanto lui, William Mellin. Bill. Ha preso il posto di un altro solitario: William Rahm che qui era arrivato nel 1922 e nel 1946 se ne era andato. Bill, invece, non l’ha mai lasciata. È rimasto senza mai dare una spiegazione. È rimasto perché forse il suo sogno non è finito con la terra che non regalava più luccichii preziosi. Era finito prima, quando abitava qualche decina di miglio più a est, a Bend: un figlio morto in un incidente stradale, l’altro in un incidente aereo, la moglie stroncata da un infarto.
Bill è diventato una fotografia: lui con il cappello a falde semilarghe, un gilet scuro coperto da una giacca. Sta appoggiato a un palo bianco che regge il cartello di benvenuto nella sua città sopravvissuta alla fuga dei suoi abitanti. Quel cartello bianco con la scritta nera è il primo piano che chiude la prospettiva della desolazione: sullo sfondo ci sono soltanto cespugli, pietre e sabbia. Mellin non ha fatto molto per cambiarla: è rimasto isolato in un posto fuori dal tempo e dal mondo. Si è anche proclamato sindaco, senza bisogno di campagna elettorale e di convincere gli altri abitanti a votarlo. A chi passava da Millican e gli chiedeva come si campasse in un posto così, l’abitante solitario ha sempre risposto allo stesso modo: «Qui non c’è bisogno di molto. Per farmi vivere bastano poche auto che attraversano la strada». Nel suo microcosmo lui era un fenomeno: proprietario dell’unico distributore di benzina, dell’unico negozio, dell’unico albergo. Per decenni sempre la stessa storia: arrivava un viaggiatore, un camionista diretto verso Nord, là dove l’America confina con il Canada, e si fermava. Un pasto, il rifornimento, una notte in un albergo bastavano per un paio di mesi di autonomia. Senza saperlo Bill ha fatto la vita del tenente Giovan Battista Drogo: nella sua fortezza Bastiani in attesa del nemico. Quello che nel Deserto dei Tartari non arriva mai e che invece a Millican è arrivato con la forma di un personaggio misterioso. Era il 1988 e quella storia nessuno l’ha capita per bene: c’è un cadavere, colpito a morte da una pallottola, e c’è un assassino che resterà per sempre senza nome e senza volto. Bill fu trovato dietro al bancone del negozio con un foro alla testa. La cassa era aperta e vuota. Lo trovò un ragazzo che ogni giorno faceva trenta chilometri per andare ad aiutarlo. Chiamò la polizia della contea: gli agenti arrivarono e cominciarono a fargli un terremoto di domande. Pensavano fosse lui il colpevole. Nessuno ha mai saputo la verità: quell’omicidio non aveva testimoni.
L’assassinio di Mellin è arrivato nella più inutile rapina della storia del Far West: trenta dollari, perché s’è scoperto che Bill il resto dei pochi spiccioli guadagnati li aveva depositati in una banca di Bend. Quel furto e quello sparo hanno lasciato Millican deserta. Una nipote di Mellin ha cercato per alcuni anni di tenere in vita il negozio, il distributore e l’albergo. Li apriva tutti i giorni e poi tornava a casa in un paese distante una trentina di miglia. Alla fine si è dovuta arrendere: le entrate non giustificavano i sacrifici. La posta impiegava venti giorni ad arrivare a Millican. E non esiste servizio di raccolta rifiuti: la spazzatura deve essere bruciata all’aperto, una colonna di fumo nero tra la polvere del deserto. Millican però è rimasta in piedi. È rimasta anche nei censimenti americani, fino a quello del 2000 che l’ha resa definitivamente un fantasma. Così oggi non ha più neppure il privilegio di avere il suo nome nel Guinness dei primati. Al suo posto potrebbero esserci altri one-man-town. Negli Stati Uniti ufficialmente ce ne sono quattro: Lost Springs nel Wyoming, Hibberts nel Maine, Erving nel New Hampshire, New Amsterdam nell’Indiana. Si è aggiunto Monowi, nel Nebraska: aveva due cittadini fino al 2004, oggi gliene rimane uno. Nessuno, però, è come Millican. Nessuno ha la sua storia. Nessuno ha resistito per 65 anni con un solo abitante. Allora oggi c’è qualcuno che Millican la vuole resuscitare. È la famiglia Murray: ha comprato quel che resta del paese dalla nipote di Mellin. Ha riaperto il Trading post: «Noi saremo un faro nel deserto». Sono sette: una folla, per Millican.
(3. Fine)