Mills, i giudici di Milano ricorrono alla Consulta Ghedini: "Legittimo impedimento non applicato"

De Pasquale si oppone alla richiesta di rinvio presentata dalla difesa: "Il Cdm non è urgente". Capezzone: "Repubblica giudiziaria". Trasmessi gli atti alla
Consulta: verificare costituzionalità del legittimo impedimento. Ghedini: "I giudici non vogliono applicare la legge". Processo sospeso

Milano - Il pm Fabio De Pasquale si è opposto alla richiesta di rinvio presentata dai legali di Silvio Berlusconi nel processo per la vicenda Mills, che vede imputato il solo premier, richiesta motivata con la contemporaneità del Consiglio dei ministri di oggi. Per il pm, il Consiglio dei ministri di oggi non è caratterizzato "da inderogabilità e urgenza", tanto da costituire un legittimo impedimento per un’udienza, a suo dire, concordata tra le parti. Intanto i giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano hanno trasmesso gli atti alla Consulta perché verifichi la costituzionalità della nuova legge sul legittimo impedimento.

Il ricorso alla Consulta I giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano hanno inviato alla Corte Costituzionale gli atti del processo Mills in relazione a "profili di incostituzionalità per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione" della nuova legge sul legittimo impedimento. Nel decidere di mandare gli atti alla Corte Costituzionale, il Collegio dei Giudici, presieduto da Francesca Vitale, ha fatto riferimento alla sentenza della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. Secondo i giudici, in quella pronuncia la Corte Costituzionale aveva spiegato che leggi che introducono nuove prerogative connesse alle cariche istituzionali devono essere regolate da norme di rango costituzionale. Di qui, il profilo di incostituzionalità relativo all’articolo 138, che impone di utilizzare leggi Costituzionali per determinate materie. L’articolo 3 della Costituzione, l’altro che si ritiene violato da questa legge, riguarda invece l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Ghedini: "I giudici non applicano la legge" "Quella dei giudici di mandare gli atti alla Corte Costituzionale è una decisione non condivisibile che dimostra la volontà di non applicare una legge che appare volta a contemperare le esigenze delle cariche istituzionali con quella dello svolgimento del processo", ha commentato Niccolò Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi. "Avevamo offerto delle date utili, ma non c’è stata data risposta neanche su questo punto".

La replica della difesa I legali di Silvio Berlusconi hanno invece spiegato di "aver solo preso atto" della fissazione dell’udienza senza che sia intervenuto nessun accordo. Il professor Piero Longo ha inoltre elencato quali sono gli argomenti all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che, a suo avviso, sono "molto più impegnativi" di quanto ritenuto dal rappresentante dell’accusa. I giudici della decima sezione del tribunale di Milano si sono riuniti in camera di consiglio per decidere se concedere o meno il rinvio. I legali di Berlusconi, come già fatto nel processo per i diritti televisivi di Mediaset, hanno depositato un documento della segreteria generale della presidenza del Consiglio con cui si spiega che il premier non potrà essere in aula prima del 21 luglio per via di impegni istituzionali. Da qui la necessità di un rinvio sulla base della nuova legge sul legittimo impedimento. Un argomento, questo, che sarà discusso dopo che i giudici avranno deciso sulla richiesta di rinvio a causa della convocazione del Consiglio dei ministri di oggi.

Processo sospeso Con la decisione dei Giudici di trasmettere gli atti alla Corte costituzionale il processo è stato sospeso fino alla decisione della Consulta stessa. Così anche i termini di prescrizione. I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano hanno ravvisato possibili profili di incostituzionalità in riferimento all’articolo 3 (uguaglianza del cittadino davanti alla legge) e 138 (che regola l’iter delle leggi costituzionali) della Costituzione.

Capezzone: "Repubblica giudiziaria" Immediata la replica del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che accusa la magistratura di "dettare l'agenda" al governo italiano. "Mi pare francamente impensabile in qualunque Paese dell’Occidente avanzato che un pubblico ministero pretenda di stabilire quali siano i provvedimenti rilevanti o urgenti e quali invece non lo siano, rispetto all’attività governativa o parlamentare - ha continuato Capezzone - o forse siamo già ad una 'Repubblica giudiziaria', in cui le procure si ritengono sovraordinate rispetto all’esecutivo e al legislativo?".