Mills, il ministero smentisce i pm

da Milano

L’inchiesta giudiziaria sulla presunta bustarella all’avvocato David Mills nell’ambito dell’inchiesta Mediaset si tinge ogni giorno di nuovi coloriti episodi. Ieri è stato il ministero della Giustizia italiano a intervenire precisando che sarebbe totalmente falsa la notizia diffusa da organi di stampa, di una richiesta di estradizione avanzata dalla Procura di Milano bloccata da un intervento combinato del governo inglese e via Arenula. «Nel maggio del 2005 - ha precisato il dipartimento per gli Affari di Giustizia - pervenne da parte dell'ambasciata d'Italia a Londra, una comunicazione dell'Ufficio estradizioni dell'Home Office britannico. In essa si faceva riferimento a contatti da parte di un giudice e di un procuratore di Milano con il Crown Prosecution Service britannico in relazione al rilascio di un parere su una possibile richiesta di estradizione di David Mills». Tuttavia, precisa il Dipartimento, una vera richiesta di estradizione non sarebbe mai stata formulata dalla Procura. Intanto Tessa Jowell, ministro britannico e moglie di Mills, non avrebbe violato il codice ministeriale di condotta partecipando ad alcune transazioni finanziarie del marito, accusato dai pm milanesi di aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio Berlusconi. Così afferma la lettera-rapporto del segretario di gabinetto britannico Gus O’Donnell, nella quale la stessa Jowell ammette però che il marito «avrebbe dovuto» dirle di un «dono» ricevuto nel settembre 2000 (i 600.000 dollari), e che secondo le regole avrebbe dovuto comunicare di questo dono al suo direttore generale del ministero. «Ho piena fiducia in lei» ha comunque commentato il premier Tony Blair.