Milva e un gioco «infernale»

Gli scacchi come metafora della vita, bella e rischiosa, ampiamente poetica o freddamente scientifica, dipende. C’è chi frequenta lo scacchiere come campo di battaglia per annientare l’avversario, chi come palestra per sviluppare l’intelligenza e l’arte della concentrazione, e chi, tra un attacco o un arrocco, si applica esclusivamente sull’aspetto ludico del gioco: quell’essere «qui e ora» sospesi in una bolla fuori dal tempo ad assaporare il piacere di intuire quale sarà la prossima mossa dell’avversario. E rispondere, colpo su colpo. Per lo scrittore Paolo Mauresing, autore di La variante di Luneburg la scacchiera è invece la metafora per raccontare gli orrori dell’Olocausto perpetrati durante uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, il nazismo. Le pagine del libro, la cui narrazione si sviluppa in un clima che riflette la passione per il gioco in atmosfere da libro giallo - la storia inizia con un colpo di pistola che spezza la vita del dottor Fisch, facoltoso manager tedesco: è stato omicidio, suicidio, disgrazia? Queste domande sabato e domenica prenderanno vita sulla scena del teatro Eliseo, dando luogo a una drammatica «fabula» in musica. Sul pentagramma originale del maestro Valter Sivilotti, impegnato al pianoforte, la Variante di Luneburg verrà infatti rappresentata dalla voce mitteleuropea di Milva interprete di ben dieci canzoni. Melodie colte che, tra innovazione e tradizione manifestano in maniera esplicita gli elementi creativi del libro. La fulva signora della canzone, istrionica e versatile, nota sulle scene internazionali per le collaborazioni con Giorgio Strehler, sarà coadiuvata in proscenio da Walter Mramor e dalla soprano Franca Orioli, più il Coro Ensemble InCantus preparato dal maestro Luca Pernice. Il testo dello spettacolo è fondato sul lungo flashback del giovane narratore, Hans, che si assume la responsabilità dell’apparente suicidio di un grande esperto di scacchi, il signor Fisch. Solo in seguito il pubblico scoprirà che Hans è a sua volta un grande campione di scacchi: venne infatti istruito alla nobile arte del gioco da Tabori, un uomo di origini ebree che giocò la sua lunghissima partita all’inferno dei lager dove la posta in gioco non erano le semplici pedine, ma le vite di tanti innocenti internati nei campi di sterminio.
Sospettoso di fronte all’idea di trasformare i suoi romanzi in lavori teatrali, con o senza musica, Mauresing - autore di quel Canone inverso portato nel 2000 sul grande schermo da Ricky Tognazzi - ha vinto la sua naturale ritrosia agli adattamenti, collaborando all’allestimento dell’Eliseo in qualità di autore del testo e delle canzoni. A convincere lo scrittore è stata la peculiarità stessa del gioco teatrale. «La possibilità di far uso di un’essenzialità portata agli estremi - scrive Mauresing, lungamente corteggiato dal cinema e dalla scena - estrapolare un testo essenziale e scrivere le parole per le canzoni di Milva mi hanno rinnovato l’emozione provata a suo tempo nello scrivere il romanzo». Un testo struggente e pieno di pathos, che si traveste da favola crudele per esaltare l’eterno conflitto tra il bene e il male.