Milva: «No ai soliti noti in tv Canterò le canzoni di Faletti»

Sarà al Festival con un brano dello scrittore: «Vorrei vedere volti nuovi come Elisa e Cortellesi»

da Milano

Fascinosa perché è una stella, fumantina perché è Milva, lei parla a strappi, incontenibile. È qui a due passi dal Teatro Strehler, il suo Strehler, e prova a presentare La variante di Lüneburg, una «fabula» in musica tratta dal romanzo di Maurensig, l’autore di Canone inverso, che porterà in prima nazionale da venerdì prossimo al Teatro Verdi di Gorizia. Sono, dice semplicemente, otto brani «di un’intensità», intensità e basta, e si capisce che l’intensità sarà nel testo, nell’orchestra di 25 elementi o nei venti coristi ma soprattutto nella sua voce che ha ancora una disperata voglia di accendersi. Poi divaga: su tutto. Sulla Milano distratta che continua a lasciare il Teatro Lirico con le saracinesche abbassate. Sulla tv che si ingozza con i soliti cantanti triti e ritriti. E su Sanremo, il suo Sanremo, e chissà che effetto faranno là, tra le paillettes della diretta tv, i suoi capelli di quel rosso tiziano che sembra uscire da un tempo remoto, dai fumi disperati di Weimar o dai pennelli astratti di Jackson Pollock o chissà.
Signora Milva, però lei al Festival...
«Mica ho scelto io di andarci».
Come giustificazione non è granché.
«Ho iniziato due anni fa un lavoro di ascolto con un grande dello spettacolo, nato con il cabaret, che poi si è scoperto scrittore».
Giorgio Faletti.
«Ha scritto tre libri. Se fosse stata solo una questione di fortuna, sarebbe andato bene solo il primo, al massimo il secondo. Ma il successo del terzo conferma che c’è talento. E poi lui ha scelto me, non una giovanissima».
Il brano si intitola The show must go on.
«Ed è bellissimo. Ma tutto il cd che abbiamo preparato insieme, dieci canzoni scritte e musicate da lui, è estremamente interessante».
D’accordo. E Sanremo?
«Ho scoperto che loro, i discografici, hanno deciso di mandare un brano al Festival e ora io mi ritrovo impantanata in un sacco di impegni: due settimane a Gorizia con la Variante di Lüneburg, tornerò a recitare Brecht perché il contratto l’ho firmato già un anno fa, e adesso l’Ariston».
E pensi che la dicevano infortunata.
«In effetti ho un’otite grave, praticamente non ci sento. Ma il mio otorino, il professor Barocci, prevede che in due mesi andrò a posto. A Sanremo canterò anche con un orecchio solo».
Insomma, tornerà in tv.
«Di certo non è questa la ragione che mi porta là. Non è vero che spasimo per apparire sullo schermo. D’altronde, alcuni direttori di rete scelgono sempre gli stessi volti».
Ad esempio?
«Gianni Morandi. Lo stimo, ci mancherebbe, ma in tivù ha ormai cantato centomila volte C’era un ragazzo. E Gigi D’Alessio: è dovunque. Facciamola finita, ci vuole un bel ricambio».
Chi candiderebbe?
«Elisa. Grande voce, e si vede pochissimo. È la giovane che mi piace di più e l’ho invidiata quando ha lavorato per Giovanni Sollima in Ellis Island: è un’artista che dovrebbe essere sfruttata di più. E, con lei, Paola Cortellesi. Il suo spettacolo a teatro, Gli ultimi saranno gli ultimi, è delizioso, perché Raitre non lo registra e poi lo fa vedere?».
Magari potrebbe trasmettere anche il suo recital «La variante di Lunebürg»?
«Non credo proprio: la terza rete è la più interessante che c’è, ma forse non gli piaccio io. È più probabile che dallo spettacolo realizzeremo noi un dvd e via così».