Milziade, papa

Un succedersi di editti dell’imperatore Diocleziano aveva prima interdetto ai cristiani l’esercito, poi imposto la distruzione dei loro luoghi di culto e la consegna dei libri sacri, infine il sacrificio agli dèi pagani era diventato obbligatorio per tutti, pena la morte. La persecuzione cessò praticamente solo nel 311, quando il nuovo imperatore Galerio emise un editto apposito. Nello stesso anno venne eletto papa l’africano Milziade (o Melchiade), che due anni dopo vide la vittoria di Costantino su Massenzio e l’editto di tolleranza di Milano con cui il nuovo imperatore ammetteva il cristianesimo tra le religioni «lecite». Contemporaneamente, però, a Cartagine scoppiava la questione del vescovo Ceciliano, che una parte dei fedeli non voleva in quanto era stato consacrato da Felice di Aftungi, vescovo nella Numidia accusato di avere consegnato i libri sacri durante la persecuzione. Costoro, ritenendo che i sacramenti amministrati da un indegno non fossero validi, elessero Maiorino, al quale succedette Donato. Con quest’ultimo lo scisma si radicalizzò e i suoi seguaci, detti donatisti, si appellarono a Costantino perché risolvesse la questione. L’imperatore, correttamente, rimise il tutto nelle mani di Milziade e il papa diede ragione a Ceciliano condannando Donato. Lo scisma anziché risolversi si irrigidì e mise a rischio la pace sociale, cosa che di fatto rimise la patata bollente nelle mani di Costantino perché nel 314 il pontefice morì.