Mimun viene «Dopo il Tg»: «Politica? In modica quantità»

«Io direttore generale? Non accetterei neanche con un coltello puntato alla gola»

Paolo Scotti

da Roma

La tendenza sembrerebbe quella del gioco al ribasso. Poco lo spazio che separa la scrivania del Tg1 da quella destinata al Dopo Tg («questo infatti non è un parente stretto del tg: è la stessa cosa»). Poca la smania di protagonismo mediatico del suo conduttore («ci metto la faccia io solo per misurare personalmente potenzialità e difficoltà del nuovo impegno»). Poca la riverenza del medesimo per l’argomento che, in casi analoghi, risulta invece intoccabile («la politica? Finché non sarà obbligatoria, da noi prevarrà la modica quantità»). Ma in realtà, nonostante la tendenza a minimizzare, sul Dopo Tg - ovvero sulla nuova striscia preserale della rete ammiraglia, in onda da lunedì tutti i giorni per cinque minuti dopo il notiziario delle 20, al posto di Batti e ribatti - il direttore nonché conduttore Clemente Mimun, conta moltissimo. «È una grande occasione. Non per me, che non punto ad un reality o a presentare Sanremo; ma per tutta la redazione del Tg1. Arrivata in anticipo, rispetto alla campagna elettorale, si può realizzare ottenendo buoni ascolti proprio grazie alla credibilità del nostro tg. E senza buttar via i quattrini. Per questo ai miei colleghi ho detto: è un’occasione che dobbiamo giocarci bene».
E il gioco, almeno in apparenza, sembra semplice. Stesso studio del tg, stesso logo nella sigla, proprio a sottolineare lo stesso gioco di squadra; e poi ritmi serrati per ottenere il massimo dai soli cinque minuti a disposizione, ma anche totale elasticità nella scelta dei temi, tutti - naturalmente - dettati dall’attualità più immediata. «La politica non dominerà assoluta. Anche se certo, con le elezioni in arrivo, daremo massimo risalto al confronto». Offrendo magari campo al fatidico duello Prodi-Berlusconi? «Non credo che sarebbe questo il luogo adatto: cinque minuti basterebbero appena per un paio di domande a testa. E non sono convinto che ci saranno molti faccia a faccia fra di loro. A chi conviene giocarsi tutto in un duello? Forse solo a chi è più in difficoltà».
Un politico che ospiterebbe subito - «gli è stata già inoltrata formale richiesta», precisa - è ovviamente Piero Fassino: «Se mercoledì vorrà spiegare cosa si è deciso nel dibattito dentro al suo partito dopo il caso Unipol, sarà il benvenuto». Nessun politico, del resto, si fa di regola pregare per mostrarsi alle telecamere. Ora meno che mai. «A cento giorni dalle elezioni non credo che qualcuno rifiuterebbe un invito. Il problema, semmai, sarebbe quello di rimandarlo a casa...».
Politica a parte, dunque, il Dopo Tg (che solo agli inizi vedrà la conduzione del direttore: «Non sono un iper-presenzialista, al Tg1 non manca chi può sostituirmi») si occuperà anche di cronaca, economia, spettacolo, sport, cultura. «Abbiamo già contattato personaggi come Benigni, Bongiorno, Fiorello, la Carrà, la Bellucci, Vasco Rossi e poi ancora Capello, Lippi, Moggi, Collina e anche Lotito, Della Valle, Cairo. Hanno risposto tutti di sì».
Forse perché già sufficientemente occupato (firma tredici edizioni quotidiane del Tg1, e poi il Tg Economia, il Tg Motori, Tv7, lo Speciale Tg, tutte le rubriche culturali della testata) o forse solo perché già soddisfatto di tanto lavoro (negli ultimi quattro anni il suo tg ha vinto regolarmente su quello di Canale 5, con una media di share superiore al 30 per cento), Clemente Mimun non sembra attratto da più alte ambizioni aziendali. «Cosa farei se qualcuno mi offrisse la direzione generale della Rai? Nessuno l’ha fatto. E anche se accadesse, non accetterei neppure con un coltello puntato alla gola. Quel posto c’è già chi lo occupa benissimo. E non esiste al mondo che io vada a prendere il posto del mio amico Meocci».