Dalla mina sotto l’unghia al controllo multiplo: le 14 regole contro i brogli

da Milano
Nel 2006 è andata come è andata e il riconteggio dei voti alla fine non c’è mai stato. Stavolta il Pdl mette le mani avanti e sfodera il kit antibrogli elettorali. Verbali spariti, somme arrotondate per eccesso, cifre corrette malamente a matita saranno scongiurati con tutte le armi possibili. Ora non si scherza più. Il Popolo della libertà scende in campo con un esercito di 118mila «difensori del voto», distribuiti nei seggi elettorali di tutta Italia. Sono rappresentanti di lista addestrati ad hoc per controllare con gli occhi ben aperti lo spoglio dei voti, dalla a alla zeta. Li ha scelti, uno per uno, Mario Mantovani, eurodeputato, a capo dell'albo nazionale dei «difensori della libertà». «Da quando Berlusconi, cinque mesi fa, mi ha nominato caposquadra, ho girato 60 province italiane per scegliere le persone più adatte e istruirle per garantire un voto democratico ed evitare altri brogli della sinistra».
I controllori del voto si presenteranno nelle aule armati di tutto il necessario per rendere più sicuro lo spoglio delle schede e scongiurare trucchi e trucchetti. Innanzitutto avranno sottobraccio il «conta voti», uno per la Camera e uno per il Senato: una scheda per simulare il conteggio dei voti degli scrutatori, partito per partito, e fare una prova del nove dei risultati dello spoglio. In borsa terranno a disposizione un modulo prestampato per mettere nero su bianco eventuali contestazioni da mettere a verbale: scripta manent.
Non solo, ognuno di loro seguirà fedelmente il vademecum scritto dal leader Silvio Berlusconi in persona «tra Pasqua e Pasquetta», come confermano i suoi collaboratori. Quattordici punti, riportati nella miniguida tascabile per i rappresentati di lista. Punto quattro: «Nel seggio cercare di avere sempre sotto controllo l’afflusso dei votanti, riportandone i dati su un blocco». Punto otto: «Non permettere che il controllo delle schede sia effettuato da una sola persona». E poi ancora, per prevenire una cattiva vecchia usanza, il punto numero dodici: «Una mina nell’unghia vicina alle schede bianche fa molti più danni di un comunista nel seggio». Il libretto invita anche a fare attenzione a piccoli segni che servono a far annullare la scheda: «Spesso vengono fatti dopo. Non accettare l’annullamento se non quando appare chiara la volontà del votante di farsi riconoscere».
Per evitare che i verbali vengano dispersi, il Pdl chiede che vengano affissi sulla porta di ogni aula alla fine dello spoglio. «Così - spiega Mantovani - non potranno nemmeno essere modificati come è accaduto la scorsa volta». Altra accortezza: evitare che, prima dello spoglio, le urne vengano rovesciate sui banchi e le schede vengano pescate da un mucchio sparso. Più sicuro una per una direttamente dall’urna.
Arruolati nella squadra contro i brogli anche Sandro Bondi, rappresentante di lista a Massa Carrara e Ombretta Colli, in prima linea a Milano per vegliare sulla correttezza delle operazioni.
«E pensare - commenta Mantovani - che stiamo ancora aspettando una risposta sui verbali scomparsi in molte sezioni nel 2006». Stavolta si cambia musica e i controlli saranno molto più serrati. Sono pronti a scendere in campo 60mila rappresentanti di lista e ottomila supplenti.
Certo, un po’ di amarezza rimane perché le schede elettorali avrebbero potuto garantire «maggior trasparenza». «Ormai - commenta Mariastella Gelmini, coordinatrice del Pdl in Lombardia - siamo abituati ai metodi della sinistra. La scheda porta a molta confusione. Abbiamo necessità di cambiare pagina e dimenticare».