«Minacce a Berlusconi e nessuna solidarietà dalla sinistra italiana»

Storace: «È stato vergognoso. E l’opposizione strizza anche l’occhio ai pacifisti nemici di Bush»

Fabrizio de Feo

da Roma

«È vergognoso che in 48 ore la sinistra più faziosa del mondo non sia stata capace di trovare un solo minuto per esprimere solidarietà a Berlusconi, dopo le minacce del terrorismo islamista». Il ministro della Salute, Francesco Storace, scorre i dispacci di agenzia e i fiumi di parole pronunciati dai politici italiani e detta un giudizio secco sulla mancanza di senso dello Stato dimostrata da dirigenti e parlamentari dell’Unione dopo la rivendicazione di Al Qaida.
Ministro Storace, come spiega questo silenzio della sinistra?
«Omertà è parola più giusta. Credo sia ragionevole pensare che di fronte a minacce reputate molto serie ci sia una sorta di pudore della sinistra a manifestare solidarietà aperta a Berlusconi. Non hanno senso dello Stato, non hanno rispetto per l’avversario. Rappresentano l’Italia peggiore».
Che cosa scatta in questi casi? Il timore di essere scomunicati dal popolo dei movimenti?
«Probabilmente è un riflesso condizionato. Berlusconi va abbattuto e quindi risulta obbligatorio fare l’occhiolino a un certo mondo pacifista che non tollera di mettere sul banco degli imputati i nemici di Bush».
Si consoli: dopo la sua dichiarazione due esponenti dell’Unione hanno offerto solidarietà al premier.
«Meglio di niente. Ribadisco: in queste 48 ore non uno si è preoccupato di far sapere che si stringeva attorno al capo del governo. Solo due voci quella di Franco Monaco e ora quella di Pierluigi Castagnetti si sono levate, ma soltanto dopo la mia dichiarazione. Ora Castagnetti aggiunge che in un Paese normale la solidarietà non andrebbe neppure esplicitata. Credo sia l’esatto contrario».
Il centrodestra avrebbe avuto un comportamento diverso?
«Guardi, quando a Prodi fu recapitata una lettera minatoria venne giù il mondo e noi non ci risparmiammo. Qui siamo di fronte a circostanza ben più grave. C’è gente abituata a uccidere che dice la prossima volta tocca non solo all’Italia ma a Berlusconi e non succede nulla. Fassino non fa neppure una telefonata. Ritengo che in politica ci sia un tratto umano che vada sempre distinto dagli schieramenti».
C’è chi sostiene che è tempo di decisioni drastiche e di leggi speciali. Lei è favorevole?
«Credo che in queste ore ci sia stato un eccesso di proposte. È stata tirata fuori l’idea di un ministero quando c’è già l’ottimo lavoro di Pisanu. Se si tratta di affinare gli strumenti investigativi il primo a chiederlo sarà proprio il ministero dell’Interno. Questo non significa escludere a priori innovazioni. Ma a occuparsene devono essere coloro che se ne intendono».
C’è chi condanna lo spazio concesso in televisione a personaggi che, indirettamente, giustificano la strategia del terrore.
«Il problema non è quello di dare spazio alla notizia ma la notizia stessa. Non si può rimproverare all’informazione di fare il suo mestiere».
È necessaria l’espulsione immediata per gli immigrati sospettati di terrorismo?
«È una delle poche cose serie da fare. La solidarietà pelosa non ci serve. Se si identificano dei delinquenti devono essere messi in condizione di non nuocere».
Teme il ripetersi dello schema modello spagnolo, ovvero un attentato alla vigilia delle elezioni?
«Io farei più attenzione a non suggerirglielo».
Qualcuno mette in collegamento la permanenza in Irak con il terrorismo. Un ritiro ci metterebbe davvero al sicuro da ogni minaccia?
«Il terrorismo è iniziato prima della guerra e ha colpito Paesi non direttamente impegnati su quello scenario. Il terrorismo vuole creare allarme in tutto il mondo. Mi riesce difficile immaginare che mentre si è sotto assedio si lascia l’Irak. Ed è incomprensibile l’atteggiamento della sinistra che si rifiuta di rifinanziare i nostri ragazzi. Almeno in questi frangenti si dovrebbe ragionare di più in termini di interesse nazionale».