Minacce e abuso, Visco è indagato La Cdl: ora si dimetta dal governo

Il numero due dell’Economia interrogato quasi tre ore dalla procura di Roma sulla vicenda Speciale. <a href="/art.pic1?ID=189319"><strong><font color="#ff6600">La Cdl chiede che lasci la poltrona</font></strong></a>. <strong><a href="/a.pic1?ID=189119">Speciale: altre pressioni dal viceministro</a></strong>

Roma - Vincenzo Visco è indagato per i reati di tentato abuso d’ufficio e minacce, dalla Procura di Roma. In questa veste viene interrogato a Piazzale Clodio, dove deve dare ai magistrati la sua versione sullo scontro con il generale Roberto Speciale. Ha fatto o no, e perchè, pressioni sull’allora comandante generale della Guardia di Finanza per ottenere l’anno scorso il trasferimento di quattro ufficiali delle Fiamme Gialle che in Lombardia indagavano su Unipol e le scalate bancarie? Le risposte che non sono state date in Parlamento, le pretendono ora i pm.
Il viceministro dell’Economia arriva a piazzale Clodio poco prima delle 18 ed entra nell’ufficio del procuratore capo Giovanni Ferrara, al primo piano del palazzo nella cittadella giudiziaria. Sarà lui ad interrogarlo per quasi tre ore, insieme al pubblico ministero Angelantonio Racanelli, cui è stata affidata l’inchiesta. Visco non è solo. Lo accompagna il suo legale, il senatore Ds Guido Calvi. Per consuetudine, l’avvocato assiste all’interrogatorio quando il cliente è iscritto nel registro degli indagati. E ci si chiede subito se la presenza di Calvi sia un segnale che il viceministro è appunto indagato e non solo persona informata dei fatti, come gli altri ascoltati nell’ambito dell’indagine, compreso Speciale. La conferma arriva solo in serata, alla fine dell’incontro.
Visco se ne va da un’uscita secondaria, evitando i giornalisti, Ma l’avvocato comunica i reati ipotizzati dalla procura di Roma e dice che Visco si è presentato «spontaneamente» e ha risposto a tutte le domande in modo «esauriente». Lui stesso ha poi fatto ai pm «l’immediata richiesta del proscioglimento per totale insussistenza delle ipotesi accusatorie». Colpisce, oltre al tentato abuso d’ufficio l’ipotesi di minacce. Per Calvi è insussistente e spiega che si riferisce ad «una telefonata in cui Visco ha rivendicato l’esercizio dei poteri propri dell’autorità politica nei confronti dell’autorità amministrativa perchè siano realizzate le finalità del governo e cioè l’impegno alla lotta all’evasione fiscale. Di qui i dubbi e le perplessità circa le condotte di alcuni comandi che apparivano non adeguatamente efficienti».
Quanto all’abuso d’ufficio, il penalista ci tiene a precisare che a Visco non è mai stata comunicata la natura della lettera del procuratore capo di Milano a Speciale, in cui Manlio Minale esprimeva preoccupazione per la possibile rimozione di 4 ufficiali dalla Lombardia. «Solo quando la stampa ne ha dato notizia c’è stata una telefonata di Visco a Minale e i due hanno deciso di fare un comunicato congiunto sulla necessità graduale di eventuali sostituzioni nei comandi della Guardia di Finanza di Milano».
L’inchiesta giudiziaria sul caso-Visco-Speciale è stata avviata nelle scorse settimane, dopo la pubblicazione sul Giornale dei verbali che contenevano le accuse al viceministro lanciate dal generale, di fronte all’Avvocatura generale dello Stato. In precedenza, era stato aperto un fascicolo anche da parte della Procura militare. Il primo giugno il governo ha deciso di rimuovere Speciale e il viceministro ha rimesso la sua delega alle Fiamme Gialle. Il 15 giugno, alla Procura di Roma, Speciale ha ribadito le sue accuse e la sua versione è stata confermata da altri alti ufficiali della Guardia di Finanza, come risulta dai verbali all’Avvocatura generale dello Stato.
Adesso, i magistrati hanno tutte le carte in mano per decidere come continuare la partita.