Minacce e pallottole: i sindaci «rossi» nel mirino

Cresce il numero dei sindaci finiti nel mirino, destinatari di minacce di morte e pallottole. Sparate contro le loro abitazioni, oppure recapitate in busta chiusa per indurli a cambiare politica amministrativa. Si allunga la lista e di pari passo si allarga anche la geografia dell'intimidazione: quella che da Sesto San Giovanni passa per Buccinasco spostandosi a Lacchiarella, per approdare infine nel rhodense a Bollate, Cornaredo, Lainate e di recente a Pogliano Milanese. Comuni, grandi e piccoli dell'hinteland milanese, i cui amministratori da mesi sono costretti a vivere col timore che da un giorno all'altro le minacce ricevute possano trasformarsi in atti concreti.
Nei giorni scorsi è toccato al primo cittadino di Pogliano Milanese, Stefano Lucchini, che dal 2004 guida un'amministrazione di centrosinistra. Rientrato nel suo studio legale, dopo un acceso confronto con i commercianti ai quali aveva illustrato il rifacimento del centro, con relativi disagi per i negozi esistenti, ha trovato una busta indirizzata a «lu sindacu». Dentro una serie di accuse per «malefatte» della Giunta, insieme a intimidazioni rivolte a lui e al suo vice con l'invito alle dimissioni. Con una promessa, in caso di non ottemperanza: «prenderemo provvedimenti... c'è già un posto al cimitero». E per renderla più credibile, lo sconosciuto ha inserito nella busta un proiettile di calibro 38. «Ho ricevuto questo mandato dai cittadini e intendo portarlo a compimento – ha dichiarato Lucchini - è chiaro che c'è un po' di preoccupazione, soprattutto per la mia famiglia. Ma non sarà certamente una persona che vive nell'illegalità a decidere le mie dimissioni». Al giovane primo cittadino è arrivata la solidarietà dei partiti; ma il centrosinistra ha cercato di approfittare dell'occasione per gettare la croce addosso all'opposizione di centrodestra, accusata di fomentare con la dura opposizione gli animi degli esaltati.
Qualche settimana fa, a Lainate, andò in scena un episodio ancora più grave. Cinque colpi di pistola vennero sparati contro l’abitazione del sindaco Mario Bussini, esponente della Margherita che guida una giunta di centrosinistra. Un proiettile, dopo aver bucato la porta del garage in via Alessi, si conficcò nell’auto di famiglia. Un episodio inquietante e ancora privo di movente, all'origine di un «terremoto politico». Nelle settimane successive infatti il sindaco ha ricevuto una dopo l'altra le dimissioni di ben cinque assessori della sua Giunta. «Si è trattato semplicemente del gesto di qualche esaltato» commentò, come del resto tutti i suoi colleghi, anche il sindaco Bussini. Né aggiunse altro Pompilio Crivellone, primo cittadino di Cornaredo che recentemente, oltre a lettere e telefonate di minacce, di proiettili in busta chiusa ne ha ricevuti diversi. Sugli episodi indagano i carabinieri di Rho, che tacciono. Ma all'origine potrebbe esserci lo scontento per il modo di amministrare delle giunte rosse.