Minacce mafiose e brogli: sindaco anti-scorie arrestato

Quindici persone in manette a Scanzano Jonico, il paese che si oppose al deposito per i rifiuti nucleari

Carmine Spadafora

da Scanzano Jonico (Matera)

Retata di pubblici amministratori, a Scanzano Jonico. I carabinieri di Matera e i militari del corpo forestale hanno eseguito all'alba di ieri una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quindici indagati, residenti nella cittadina del Materano. In testa a tutti c'è il sindaco, Mario Altieri, ex Dc, trasmigrato in Alleanza nazionale. Ma c'è anche un altro esponente di questo partito, ed è il consigliere provinciale, Carmine Sabatino Casulli. Gli altri tredici arrestati sono funzionari e impiegati pubblici. Terribili le accuse formulate contro gli indagati dal procuratore, Giuseppe Galante, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, e dal pm, Felicia Genovese (le ordinanze sono state firmate dal gip Gerardina Romaniello): concussione, corruzione, violenza privata e violazione della legge elettorale, aggravati dal metodo mafioso.
L'indagine è scaturita a seguito delle vicende del novembre del 2003, quando la gente di Scanzano Jonico fu protagonista di due clamorose proteste. Era lì, infatti, che il governo avrebbe voluto collocare il deposito unico nazionale delle scorie radioattive. L'esecutivo ci ripensò e il provvedimento fu ritirato. L'altra vicenda riguarda le elezioni regionali che si sono svolte lo scorso 17 e 18 aprile, anche in Basilicata.
Secondo gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia queste due vicende avrebbero avuto in entrambi i casi come protagonista il sindaco Altieri, costituitosi ieri mattina in Procura, appena saputo di essere il destinatario di una ordinanza di custodia cautelare.
Per il procuratore Galante e il pm Genovese, Altieri all'epoca delle proteste della popolazione di Scanzano Jonico contro la istituzione del sito unico nazionale per la raccolta delle scorie radioattive si sarebbe rivolto a personaggi legati a clan mafiosi per far tacere il dissenso divampato contro di lui. Per gli inquirenti, il sindaco, con altri dieci coindagati, avrebbe intimidito, ricorrendo al metodo mafioso, un consigliere comunale di opposizione, poi costretto a dimettersi, il responsabile di una radio privata e un giornalista. Minacce che sarebbero state messe in pratica da elementi del clan Scarcia, attivo nel Metapontino.
Secondo gli inquirenti, le presunte vittime rivolsero, all'epoca dei fatti, accuse al sindaco di non aver tenuto comportamenti corretti. Infatti, a seguito del progetto del governo di istituire il sito unico nazionale a Scanzano Jonico, Altieri si era giustificato coi suoi concittadini sostenendo di non saperne nulla.
Riguardo alle scorse elezioni regionali del 17 e 18 aprile, Altieri e altri quattro indagati avrebbero truccato il voto in alcune sezioni di Scanzano Jonico. Il sindaco del paesino del materano non era candidato ma, secondo i pm, avrebbe «aiutato» un candidato di Alleanza nazionale il quale fu poi eletto.
Mentre era in viaggio da Roma (dove si era recato per degli impegni istituzionali) per andarsi a costituire a Palazzo di giustizia, a Potenza, Altieri ha professato, via telefonino, la propria estraneità ai fatti addebitatigli. Anzi, ha fatto dell'ironia. «È una barzelletta buona per Zelig», ha detto l'indagato eccellente. Poi ha aggiunto: «È una grande bufala, come tante altre che si sono verificate in Basilicata. Sono assolutamente sereno».