Minacce di morte a Loiero. «Colpa dei veleni»

Rafforzate le misure di protezione, il prefetto convoca il Comitato per l’ordine e la sicurezza

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Due buste con proiettili e minacce di morte sono state ritrovate ieri nelle abitazioni di Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria. «Sono sereno, ma è indubbio che ci si trova di fronte a una strategia di accerchiamento», è stato il commento del governatore, al quale sono arrivati messaggi e telefonate di solidarietà da politici locali e nazionali di tutti i partiti. Il suo portavoce ha denunciato «il clima di veleni, reazioni scomposte e accuse gratuite rovesciate contro Loiero», riferendosi alla polemica su nomine e sprechi della nuova giunta, aperta dai Ds con un documento ufficiale e rilanciata dai giornali.
La prima busta è stata rinvenuta ieri mattina dalla moglie e dalla figlia di Loiero nel giardino della casa al mare di Montepaone Lido (sulla costa ionica in provincia di Catanzaro). Oltre al proiettile di una pistola calibro 38, la busta conteneva una foto dello stesso Loiero con la scritta «condannato a morte» e il disegno di una croce. La seconda busta è stata trovata nel tardo pomeriggio dall’autista di Loiero nella cassetta della posta della casa di Catanzaro: proiettile, foto del presidente, croce e scritta «Agazio Loiero condannato a morte». La protezione del governatore è stata subito rafforzata. Nuove misure saranno decise domani, nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata dal prefetto di Catanzaro, Alberto Di Pace. Alcune settimane fa, altre lettere minatorie erano state recapitate al municipio di Lamezia Terme.
«Me lo aspettavo», dice Loiero dopo la scoperta della prima busta. «Lo avevo messo nel bilancio perché abbiamo messo in piedi un grande processo di cambiamento e in una Regione come la Calabria non è indolore. Ma sono sereno, non è una frase di circostanza. L’unica cosa che mi angoscia è che la scoperta l'abbiano fatta mia moglie e mia figlia». In serata aggiunge: «È ovvio che il ritrovamento di una seconda busta rende ancora più grave la situazione. Dal canto mio resto sereno come lo ero stamattina, ma è indubbio che ci si trova di fronte a una strategia di accerchiamento». Il suo portavoce, Pantaleone Sergi, delinea un collegamento con le recenti polemiche sull’avvio dell’attività della giunta di centrosinistra: «Questa minaccia è facilmente spiegabile: è legata ai primi atti e alle prime decisioni del governo regionale ma è figlia anche del clima di veleni, reazioni scomposte e accuse gratuite rovesciate contro il presidente Loiero. Bisogna rendersi conto che sono state messe in moto cambiamenti sostanziali che sconvolgono nicchie di potere e di affarismo consolidate e che gli ambienti criminali non accettano». Nel corso della giornata, a Loiero sono arrivati numerosi attestati di solidarietà dagli altri presidenti regionali, da esponenti politici di tutti i partiti e da rappresentanti istituzionali come il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Piero Fassino, segretario dei Ds che hanno lanciato la campagna di moralizzazione delle giunte regionali che ha coinvolto anche quella calabrese, ha avuto una lunga telefonata con Loiero.