Le minacce a Panorama: "Lasciate fuori Emma"

Il settimanale svela le telefonate di Arpisella, portavoce della Marcegaglia, a un cronista che indagava sui rifiuti: &quot;Lascia fuori Emma o facciamo la guerra al governo&quot;. La leader degli industriali cade dalle nuvole.<br />
<a href="/interni/che_burlona_confindustria/15-10-2010/articolo-id=480299-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Che burlona Confindustria </strong></a>di <em>Alessandro Sallusti</em><br />

Dossieraggio? Violenza priva­ta? Ci sono accuse che fanno sorri­dere se si ha tempo e voglia di perde­re qualche minuto per riprendere il filo dei ricordi e puntualizzare fatti e antefatti. Si è esibito in questo eserci­zio, con rara meticolosità, Giacomo Amadori, giornalista di Panorama che, sul numero del settimanale in edicola oggi, ricostruisce nei detta­gli una vicenda dai contorni e dai to­ni minacciosi (fors’anche un tanti­no più minacciosi di quelli che sono stati attribuiti dal pm Woodcock al vicedirettore del nostro giornale, Ni­cola Porro) che ha gli stessi protago­nisti: una presidente di Confindu­­stria, il suo uomo di fiducia, e un giornalista.

La presidente di Confindustria è, guarda che sorpresa, Emma Marce­gaglia, il suo uomo di fiducia, guar­da che altra novità, è Rinaldo Arpi­sella, e il giornalista di turno questa volta, anzi quella volta, non è quel mattacchione di Nicola Porro ma è appunto Giacomo Amadori. Ma per essere chiari occorre attingere a piene mani al racconto di Amadori su Panorama e rispettare i suoi vir­golettati. Ecco quindi l’antefatto: «...È la fine di agosto del 2009, sto oc­cupandomi in Puglia di un’inchie­sta sullo smaltimento dei rifiuti. Du­rante la ricerca di riscontri vengo a sapere che un imprenditore di Alta­mura sotto inchiesta ha vinto diver­se gare d’appalto con un alleato di peso: la Cogeam, controllata al 51 per cento dal gruppo Marcegaglia. Ovviamente se indago sull’impren­ditore non posso ignorare i soci di maggioranza del business...».

Ed ecco il fatto: «La mattina del 26 agosto sto terminando di scrivere il mio pezzo in albergo quando squil­la il mio telefonino. Dall’altra parte c’è Arpisella.Non so chi sia.Dichia­r­a di parlare a nome del gruppo Mar­cegaglia. Il tono è altezzoso: “Lascia fuori Marcegaglia da questa cosa, non c’entra un cacchio...”.Provo ad argomentare ma lui insiste: “Non coinvolgere Marcegaglia in questa cosa, anche perché questo creereb­be grossi problemi a Emma”. E an­cora: “Mettere dentro il nome di Marcegaglia vuol dire solo buttar fango e delegittimare. Ora dico al tuo direttore che l’intervista concor­data con la Marcegaglia salta, pace e amen”».

Amadori resta basito, chiama la sua redazione per capire che cosa sta succedendo e come deve rego­larsi. Prima di quella telefonata e delle altre che seguiranno, in modo piuttosto concitato, non aveva mai parlato né conosciuto Arpisella. O meglio, quel burlone di Arpisella, vi­sto che il cazzeggio, evidentemen­te, è praticato anche dagli addetti stampa e portavoce vari e non solo dai vicedirettori dei giornali. Resta il fatto che il«cazzeggio»arriva all’api­ce quando Rinaldo Arpisella se ne esce con queste frasi: «Ti spiego al­c­une cose che per telefono non van­no nemmeno dette, guarda che si in­cazzano anche in alto i tuoi su que­sta cosa. Perché sennò se comincia­mo noi a rompere i coglioni al gover­no... cioè capisci... cioè come Con­findustria... Hai capito il senso?», «mi chiede-ricorda Amadori- , “ec­come se l’ho capito”, replico. Chie­do ad Arpisella di ripetere il suo no­me e di mettere così la firma sulla registrazione che ho fatto anche di quella conversazione, quindi attac­co il telefonino».

Il senso a questo punto l’abbiamo capito un po’ tutti. Abbiamo capito tutti che anche in Confindustria i mattacchioni e i burloni ci sono. E che certi toni, certe battutacce e cer­ti vocaboli non proprio oxfordiani vengono usati a proposito o a spro­posito. E, soprattutto, indifferente­mente, tra chi si conosce bene e chi non si conosce affatto. Come dire: è un po’ la prassi di questi tempi.

Una prassi discutibile forse, ma la prassi, a quanto sembra. Come una prassi discutibile sembra quella del­le age­nzie di stampa che solo nel tar­do pomeriggio di ieri si sono accor­te delle rivelazioni di Panorama e del Corsera che ancora alle 20,45 sul suo sito internet non faceva alcun accenno alla vicenda. In compenso Repubblica sul suo sito ha fatto di più, ha stravolto e ribaltato le dichia­razioni fatte riguardo alla vicenda della presidente di Confindustria. Dalla Polonia, dove si è recata per l’inaugurazione di un nuovo stabili­mento, Emma Marcegaglia ha infat­ti così replicato alle anticipazioni del settimanale: «Apprendo dalle agenzie di stampa di un colloquio del 2009 tra Rinaldo Arpisella e un giornalista di Panorama . Non ne ero minimamente a conoscenza. Contenuti e tono di quelle parole non mi appartengono. Ogni impre­sa iscritta a Confindustria - sottoli­nea la Marcegaglia - può contare sul fatto che i giudizi che esprimo come presidente non sono mai dipesi né mai dipenderanno da quello che i media scrivono o non scrivono su di me. Chiunque ritenga il contrario, sbaglia e non parla a mio nome». Ec­co, sul suo sito Repubblica è riuscita a titolare così: «Marcegaglia-gover­no, nuovo caso. Panorama l’accu­sa. Lei: mentono». Straordinario, no? Pensare che quando si tratta di attaccare il Giornale per una vicen­da analoga sono tutti così solerti, puntuali e veritieri.

Non direttamente sulle rivelazio­ni di Panorama , ma sulla vicenda che ha visto il Giornale oggetto di at­tenzione da parte dei g­iudici per l’or­mai famoso colloquio tra Porro e Ar­pisella, occorre registrare anche un intervento di Edoardo Garrone, pre­sidente del gruppo Erg e vicepresi­dente dell’organizzazione degli in­dustriali. «Devo ancora capire se è un bluff o non è un bluff. Io sono con­vinto che lo sia e trovo tutta la que­stione un po’ penosa», ha esordito Garrone in un colloquio con un in­viato dell’agenzia Apcom a Sofia, dove ha presenziato la prima assem­blea generale di Confindustria Bal­cani. «Trovo tutto penoso e non di­co altro sulla vicenda specifica per­ché c’è un’indagine della magistra­tura in corso. Più in generale - pun­tualizza Garrone- credo che questa logica dei “dagli all’untore” danneg­gia tutto il Paese, sia in termini di im­magine, sia in termini che vanno nel senso esattamente opposto a quanto in molti, anche Confindu­­stria, sostengono vada fatto per usci­re dalla crisi: un lavoro di squadra». «Questo non significa- sostiene il vi­cepresidente degli industriali - che siamo contrari alla libertà di stam­pa, ci mancherebbe altro. Mi pare, però, che talvolta facendo comuni­cazione è anche facile costruire dei casi mettendo dei pezzi insieme ad altri». Secondo Garrone «questo non è il momento adatto per avere questi atteggiamenti: qua ci si deve rimboccare le maniche, tutti devo­no rimanere dalla stessa parte e bi­sogna darsi una mano, non farsi la guerra».

Rimanere dalla stessa parte, dun­que. Burloni e mattacchioni com­presi. Che dovrebbero comunque, questo è innegabile, tenere un po’ più a freno battutine e battutacce per non correre il rischio di venire fraintesi da qualche giudice. Scusa­te, quasi quasi dimenticavamo di dirvi come è andata finire la vicenda riportata alla luce dal collega Giaco­mo Amadori. Visto come sono anda­t­e le cose vogliamo che sia lui a dirve­lo: «Alla fine il mio articolo esce, co­me previsto, Marcegaglia lo legge e non rinuncia all’idea dell’intervista a Panorama. Arpisella forse è stato più realista della sua principale». Già, forse.