Minacce di Al Qaida: scali blindati a Roma e Milano

Antiterrorismo in allarme per l'operazione di una cellula salafita. Un'autobomba nei piani del gruppo. Tiratori scelti vigilano sugli obiettivi. Nel mirino gli aeroporti di Fiumicino, Malpensa e Parigi Charles de Gaulle

Gian Marco Chiocci
Roberto Filibeck

Roma - La circolare riservata segnala massima allerta. L’indicazione di un possibile attentato in un aeroporto europeo scandisce il countdown «entro la fine del mese di luglio». L’sos punta, senza troppi dettagli, su un’autobomba in una delle quattro aerostazioni internazionali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Parigi Charles de Gaulle e Londra. L’ipotesi di attentato sarebbe stata pianificata da una cellula salafita vicina alle posizioni di Al Qaida e sarebbe stata segnalata al nostro Antiterrorismo da fonti d’intelligence straniere. L’ultimo avviso segue altre comunicazioni in tema, collegate ai recenti atti di terrorismo compiuti anche all’aeroporto di Glasgow. Informative più omeno dettagliate che hanno messo in preallarme tutti gli apparati delle forze dell’ordine in forza del «Leonardo Da Vinci ». L’area «calda» dell’aeroporto sulla quale è concentrata l’attività di controllo è una delle più controllate da sempre: ovvero la cosiddetta «isola F» dove sono concentrati i voli a rischio diretti negli Stati Uniti, Gran Bretagna e quelli dell’«El Al» per Tel Aviv.

Un apparato, quello dell’«isola F», in vigore già dal 2001, dopo l’attentato alle Torri gemelle di New York, che prevede l’impiego di decine di tiratori scelti con armi a puntamento laser disposti su terrazze che si affacciano sul quadrante a rischio, unità cinofile addestrate al rinvenimento di esplosivi in continuo pattugliamento sia all’interno, tra i passeggeri, sia all’esterno, con particolare attenzione alle auto in sosta. Secondo quanto trapela in ambienti investigativi, questa è una delle zone off limits che potrebbero risultare «ideali» per un attentato mediante autobomba (non si escludono Suv o furgoni coperti) oppure attraverso kamikaze «cinturati» con esplosivo, mescolati tra le migliaia di passeggeri in partenza, proprio come avvenne nella strage di Fiumicino del 27 dicembre 1985 allorché un commando palestinese colpì simultaneamente l’aeroporto di Roma-Fiumicino e quello di Vienna, uccidendo un totale di 20 persone (13 nell’aeroporto italiano e 7 in quello austriaco), e ferendone un centinaio.

Per scongiurare possibili azioni terroristiche, dopo il mancato attentato nello scalo di Glasgow e la scoperta di due autobomba a Londra, a Fiumicino ora i controlli di sicurezza si sono fatti ancora più rigidi seppur discreti. A seguito degli ultimissimi allerta, tra le misure per la sicurezza, una in particolare è stata «irrobustita» proprio giorni addietro: un’ordinanza firmata del direttore Enac dello scalo improvvisamente ha vietato la sosta a pagamento davanti al terminal «C» delle partenze Internazionali, quando questa stessa sosta con pedaggio era stata approvata lo scorso sei febbraio. Ufficialmente tutto rientra nella nuova disciplina sulla pianificazione della sicurezza aeroportuale, ma non sfugge la coincidenza con il timore di un bis terroristico dopo gli attacchi di Londra. L’attenzione con cui si stanno bonificando le zone d’ingresso e transito del terminal «C» lascia pensare ad un innalzamento del livello di allerta vista la concreta possibilità di attentati, essendo quest’ultima parte di aerostazione quella ritenuta tra i luoghi più «sensibili» dell’intero aeroporto. Non solo perché ospita le compagnie aeree Usa, la British Airways e i vettori Medio orientali, ma anche per l’alto numero di passeggeri in transito se solo si pensa lo scorso martedì nella hall «Internazionale » erano in coda oltre cinquemila crocieristi.