La minaccia ambulante

Siamo alle solite, nella patria delle corporazioni la ragione sta dalla parte di chi blocca, occupa e strilla: come a Scanzano Ionico o in Val di Susa. Sabato scorso, più modestamente, è successo in via Benedetto Marcello a Milano. Gli ambulanti del mercato rionale rifiutano la riduzione dell'orario, compromesso previsto e annunciata dal Comune per accogliere la protesta degli esasperati abitanti del quartiere, i quali due volte alla settimana si sentono «ostaggio del mercato» che, per di più, considerano portatore di degrado. Inquietante, ricattatoria e arrogante la reazione del capo degli ambulanti, Giacomo Errico, che minaccia l'arrivo di centinaia di furgoni in appoggio ai colleghi di Benedetto Marcello: «Saranno tutti lì a vendere fino alle 19. Succeda quel che succeda. Vogliono la lotta? L'avranno». Atteggiamento inaccettabile, una istigazione alla illegalità che finisce per dare ragione agli abitanti della zona. E infatti, cosa accadrebbe se sabato prossimo questi a loro volta bloccassero via Vitruvio o corso Buenos Aires? Il diritto alla protesta estrema è uguale per tutti. O no? E' evidente che in questo modo non se ne viene fuori. Forse bisogna ripensare un piano generale dei mercati rionali a Milano, vecchio di una settantina d'anni. Bisogna ridefinirne il ruolo, piantandola con la retorica sulla loro funzione socializzante. Forse può essere utile indagare sul traffico di quelle licenze e sulla quantità di lavoro nero e di sfruttamento dei clandestini che vi si nasconde. Milano è una delle metropoli europee con la maggiore densità di supermercati: anche lì si socializza e forse più che davanti ad una bancarella gestita da un marocchino; in compenso c'è più sicurezza, più igiene, maggiori garanzie di qualità, prezzi spesso più bassi. E poi, perché mai localizzazioni concesse 70 anni fa, come quella in via Benedetto Marcello o in viale Papiniano debbono valere per l'eternità? E' giusto paralizzare un quartiere due giorni alla settimana? Forse converrebbe sia ai commercianti sia ai cittadini interessati una revisione delle sistemazioni. Pensiamoci, parliamone anziché istigare ottusamente alla illegalità.