Minaccia di bruciarsi vivo per evitare lo sfratto del bar

L’uomo si era legato a un palo. Ottenuta la proroga è stato preso dai carabinieri

A causa di uno sfratto esecutivo, in seguito al ritardato pagamento di alcune rate del canone d’affitto, e dopo giorni di sciopero della fame per tentare di sensibilizzare (senza risultato) l’opinione pubblica sul suo caso, ieri mattina si è incatenato a un palo della luce per un’ora e ha minacciato di darsi fuoco in via Kuliscioff, alle porte di Corsico. Poi, ricevuta la telefonata del suo avvocato che gli ha garantito la proroga del provvedimento, già emesso dal giudice, fino al 30 dicembre prossimo, l’uomo ha consegnato l'accendino e la tanica di benzina con cui minacciava di darsi fuoco, ai carabinieri. Che, dopo averlo liberato dalle catene, lo hanno ammanettato e condotto al comando.
Questa, in sintesi, la vicenda di Leandro Menissale, gestore di un bar in via Cassio Dione, in zona Mecenate. Da tre settimane l’uomo vive sulla sua Y10 proprio in via Kuliscioff davanti alla sede della società proprietaria delle mura del bar e dal 5 settembre porta avanti anche lo sciopero della fame. Ieri la decisione estrema di incatenarsi, tenendo in mano un accendino e una tanica di benzina.
Sul posto sono accorsi vigili del fuoco, carabinieri e polizia municipale che hanno ascoltato Menissale chiedere la revoca dello sfratto per poter vendere l'attività e rientrare, così, dei 100mila euro investiti quattro anni fa per la ristrutturazione dei locali affittati.
«Non si deve fare tutto questo casino per poter vivere una vita giusta. Chiedevo solo di vendere la mia attività» ha detto più volte ieri mattina Menissale durante la sua azione di protesta. Quindi, prima di andarsene con i militari in caserma, ha voluto ringraziarli pubblicamente. «Perchè - ha dichiarato - è stato grazie a loro se tutto questo si è potuto risolvere».