Minaccia islamica: massima allerta in città

Alessia Marani

Il Papa precisa «non volevo offendere i musulmani», ma a Roma resta alta l’allerta antiterrorismo dopo le minacce dei giorni scorsi. E quelle ancora una volta rimbalzate, ieri, su internet e rivendicate da Al Qaida, rivolte contro l’Occidente e Benedetto XVI definito il «servo dei crociati». La Capitale e il Vaticano appaiono come gli obbiettivi «naturali» della rete dei kamikaze in nome di Allah. Anche per questo ieri sera il sindaco Veltroni è apparso sulla rete araba Al Jazeera per anticipare i contenuti di una nuova rivista interreligiosa che verrà presentata oggi in Campidoglio. «Roma - ha detto - è una città aperta e tollerante».
Rafforzati, dunque, i dispositivi di sicurezza; ripristinato lo standard d’attenzione imposto dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001; massima cautela all’aeroporto internazionale di Fiumicino dove passeggeri e bagagli vengono ispezionati al dettaglio e con l’aiuto dei cani poliziotto. Sotto stretta sorveglianza call center gestiti da arabi e nordafricani, centri di preghiera e d’aggregazione islamica. Gli agenti passano al setaccio i profili di extracomunitari «votati» al Jihad con precedenti penali, non trascurano nemmeno quelli di italiani convertiti alla fede di Maometto. Almeno così dovrebbe essere, anche e soprattutto secondo le informative piovute nei giorni scorsi sulle scrivanie di questura e commissariati romani firmate dal capo della polizia e dirette a intensificare controlli e sorveglianze di obiettivi definiti «sensibili». Ma nei fatti? Quel che conoscono bene gli agenti capitolini è la mancanza d’organico e di mezzi per sbrigare situazioni «difficili». «Già nell’ordinario - spiega Domenico Pianese, segretario Coisp, Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia - siamo nei guai. Con ben mille unità mancanti all’appello. Vale a dire che a Roma servirebbero almeno mille uomini in più per ottemperare a tutti i servizi ordinari, figuriamoci in che condizioni possiamo occuparci dell’extra. Senza contare che alla scarsità del personale - continua Pianese - si aggiunge l’insufficienza e l’inadeguatezza dei mezzi. In pattuglia ci andiamo con le solite vetture, «pantere» con centinaia di migliaia di chilometri alle spalle e con un grado di manutenzione che, a volte, sfiora il ridicolo. Ecco, insomma, che ci viene chiesto l’ennesimo sforzo». Un esempio? Alla stazione Termini, massimo snodo ferroviario del Centro-Sud, milioni di viaggiatori ogni mese, obiettivo più che appetibile per attacchi di Bin Laden & Co., da otto mesi è stato chiuso l’ufficio distaccato di polizia su piazzale dei Cinquecento. Motivo? Mancanza di personale. Stessa ragione per cui da due anni è off-limits il presidio fisso nel sotterraneo del metrò. «Due casi - afferma ancora Pianese - che la dicono lunga sul grado di efficienza e prevenzione dell’apparato della security nella Capitale».
Oggi alle 15 appuntamento in Campidoglio con il sindaco Walter Veltroni che ha chiamato a presenziare alla presentazione della nuova iniziativa editoriale il cardinal Poupard, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il rabbino capo di Roma Riccardo Segni e l’imam della moschea di Roma, Sami Salem. Jamir Khaldi, imam della moschea di Centocelle, 800 fedeli, la seconda nella Capitale, ieri ha invitato i suoi fedeli a «non reagire ulteriormente, soprattutto dopo le aggressioni alle chiese. Non bisogna alimentare lo scontro tra civiltà (...). Ogni azione contro la chiesa cattolica è un’azione contro noi musulmani».