La minaccia di Padoa-Schioppa: «Niente cuneo alle imprese»

Dopo le critiche, il titolare dell’Economia si presenta a sorpresa al direttivo di Confindustria: se insistete con questa caricatura, vi lasciamo le liquidazioni ma cancelliamo gli sgravi fiscali

Gian Maria De Francesco

da Roma

Non erano bastati gli interminabili 57 minuti del discorso di Capri con il quale il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sabato scorso ha cercato di confutare con piglio da domenicano le otto critiche più frequentemente mosse dagli industriali alla Finanziaria che porta la sua firma. Non era bastata la polemica scatenata dallo stesso ministro nell’audizione alla Camera di lunedì scorso con la quale aveva accusato gli industriali di non aver voluto rinunciare al taglio del cuneo fiscale in cambio del mantenimento del Tfr.
Ieri Padoa-Schioppa ha voluto attaccare il «nemico» sul suo terreno. Contattato il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, intorno a mezzogiorno gli ha fatto presente che sarebbe intervenuto al Direttivo in programma nel pomeriggio per spiegare le sue ragioni. Come avrebbe detto Manzoni: «Di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno». E passate da poco le 15 il ministro si è presentato a Viale dell’Astronomia. «Per noi è stata una sorpresa», ha detto l’ex presidente della Confederazione, Giorgio Fossa. Gli industriali che hanno tardato un po’ all’appuntamento si sono trovati di fronte l’inatteso ospite.
E Padoa-Schioppa non ha lesinato una nuova filippica. «È una grossa esagerazione - ha precisato - sostenere che lo Stato si riprenda con il Tfr quanto ha elargito con il cuneo. A questo punto vi ripeto l’offerta: se volete, vi lasciamo il Tfr e ci riprendiamo il cuneo. E se continuate ad alimentare una falsa caricatura, rischiate che questo cambiamento si faccia davvero». Con buona pace della diplomazia, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha rimesso in discussione la conferma dello sgravio concesso con la riduzione degli oneri sul lavoro.
Il commento di Montezemolo sulla Finanziaria, definita una manovra che «sembra scritta dalla sinistra massimalista con il benestare della Cgil», non gli è proprio andato giù. «Mi dispiace che il Tfr abbia occupato il 95% della comunicazione. Mi piacerebbe - ha aggiunto piccato il ministro - che il mondo della Confindustria desse un giudizio più equilibrato su quello che la Finanziaria fa per le imprese, ma anche che desse un giudizio più complessivo su quello che la Finanziaria fa per il Paese». Poste queste premesse, Padoa-Schioppa ha ripetuto che sarà aperto un tavolo per correggere la manovra e aiutare le Pmi in difficoltà nell’accesso al credito. Mantenendo il saldo della legge di bilancio invariato e «parlando con l’Abi (l’associazione bancaria italiana; ndr)».
I componenti del Direttivo sono rimasti di sasso. Non se l’aspettavano proprio un attacco del genere. Montezemolo, però, ha reagito e prendendo la parola ha ribadito le critiche della Confederazione alla manovra. All’uscita da Viale dell’Astronomia i vicepresidenti Sergio Pininfarina, Emma Marcegaglia e Gian Marco Moratti sono andati via imbronciati. «La protervia del ministro - spiega il presidente di Federchimica Giorgio Squinzi - non è piaciuta a nessuno. Montezemolo ha tenuto duro e sono d’accordo con lui». Il presidente di FieraMilano, Michele Perini, non le ha mandate a dire. «È un ministro imbarazzante, rimpiango fortemente Tremonti. Non condivido né i toni né l’arroganza nel porre sul tavolo una questione così delicata per il Paese in questi termini», ha dichiarato. Anche il presidente di Enel, Piero Gnudi, uomo di scuola Iri, si è lasciato sfuggire che «il cuneo è una questione acquisita».
Montezemolo alla fine ha stemperato i toni. «Credo - ha sottolineato - che un aut aut non sia né nello stile del ministro né tantomeno nella realtà dei fatti perché il cuneo è stata una delle scelte di fondo con cui il governo è andato di fronte agli elettori». Sul Tfr «non c’è stata concertazione», ma «credo che sia giusto accettare per rispetto delle istituzioni, del ministro e del governo quest’apertura di tavolo con spirito costruttivo». Concetti ribaditi anche dal presidente della Piccola industria, Giuseppe Morandini.
In serata, il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, nel corso dell’audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera, ha però dato nuovamente fuoco alle polveri. A parte il cuneo fiscale, «la manovra è debole è insoddisfacente» perché «non vi è praticamente traccia dei preannunciati interventi strutturali sui grandi capitoli di spesa pubblica», ha detto. Un’incapacità alla quale si è sopperito «con il trasferimento forzoso e senza concertazione del Tfr allo Stato». Una scelta «sbagliata, ingiusta e dannosa». Il collateralismo con i sindacati è stato nuovamente denunciato con la critica agli «indici di congruità» (la misura delle ore di lavoro necessarie alla produzione dei beni per individuare il lavoro nero; ndr). La tensione, quindi, è ancora alta.