La minaccia di Al Qaida ora viene dall’hinterland

La moschea di Milano? Un progetto che sembra seppellito dai veti, dopo l’arresto dei due aspiranti terroristi che - in nome di un Islam fanatico - architettavano la «strage di Natale». Eppure, secondo molti, la costruzione di un vero centro religioso musulmano a Milano sarebbe una garanzia di controllo e trasparenza. Un modo per tenere a bada quelle «schegge impazzite» che, isolate ed emarginate - spesso nell’hinterland - possono trasformarsi in agenti al servizio della «guerra santa» agli infedeli. I due marocchini arrestati martedì gravitavano fra Milano, Giussano e Macherio. Il presidente del centro culturale di viale Jenner Abdel Hamid Shaari conviene: «Un luogo che contiene tutti e risolve il problema della preghiera è auspicabile anche per ragioni di sicurezza». Shaari riconosce che i 4mila fedeli che a luglio pregavano per strada si sono ridotti, per la distanza del Palasharp. Sostiene che oggi a Lampugnano sono 2mila. Le cronache parlano di alcune centinaia di persone. E le altre? «Da quando hanno blindato la moschea di viale Jenner - dice Marina Romanò assessore alla Sicurezza di Desio - arrivano musulmani anche dal capoluogo. Dopo quello che abbiamo letto tutto è possibile. Vogliamo tranquillizzare la gente». Non è solo la Brianza. Sono molti i casi critici di «moschee improvvisate» e centri islamici abusivi. Capannoni, garage, case. Luoghi chiusi e riaperti nell’hinterland cittadino, a poche fermate di metro dal centro di Milano.