Minacciati di morte i due italiani rapiti in Niger

Un ostaggio telefona a casa: «Ci hanno presi per motivi politici»

Raffaela Scaglietta

da Roma

È la conferma di un sequestro politico sahariano. È un’eco radiofonica inquietante che giunge dal Niger e minaccia la vita di Claudio Chiodi e Ivano De Capitani, i due escursionisti sequestrati il 22 agosto al confine tra il Niger e il Ciad mentre viaggiavano nel deserto sahariano assieme ad altri 19 turisti. «Siamo molto bene armati. Se l’esercito osa attaccarci, uccideremo gli ostaggi e fuggiremo sulle montagne», ha detto ieri sera un uomo sulle frequenze di Radio France International rivendicando la sua appartenenza al gruppo delle Forze armate rivoluzionarie del Sahara (Far). L’uomo ha parlato brevemente alla radio francese, in un dialetto locale, senza concedere alcuno spazio di replica.
«I due ostaggi sono qui, seduti accanto a me», ha aggiunto l’uomo, precisando che sono stati sequestrati perché il governo del Niger non ha rispettato gli accordi raggiunti nei primi anni ’90 con le tribù ribelli uccidendone due capi.
La notizia che i due turisti italiani erano finiti nelle mani di un gruppo armato era ormai certa fin dal pomeriggio di ieri, e la rivendicazione che si trattava di un rapimento politico era nota alle autorità locali e alla Farnesina, in contatto con i familiari dei rapiti e con gli altri 19 turisti braccati, derubati e poi rilasciati alla frontiera tra il Ciad e il Niger. L’informazione che i due erano vivi e nelle mani del Fronte rivoluzionario del Sahara era stata data dalla moglie di Claudio Chiodi che, ieri pomeriggio, ha contattato la Farnesina per riferire un messaggio del marito: «Il fronte Far Sahara del Niger ci ha catturato per rivendicare il suo diritto sul territorio nigerino». La signora Federica Franzoni ha inoltre annunciato che suo marito era «stato catturato per fini politici e non estorsivi» dai guerriglieri del «Far Sahara», composto da elementi provenienti dalle tribù Tubu e Tuareg. La moglie di Chiodi ha aggiunto di aver sentito il marito «molto sereno» e di aver potuto parlare anche con l’altro italiano rapito, Ivano De Capitani. Entrambi, secondo la signora Franzoni, sarebbero in buone condizioni di salute.
I due turisti e i loro sequestratori dovrebbero trovarsi ancora in Niger e non essere sconfinati in Ciad, come si era ipotizzato dalle notizie diffuse nel pomeriggio. Secondo alcune fonti, sono stati ritrovati documenti appartenenti ad alcuni membri del gruppo di italiani già rilasciati, i quali stanno rientrando in Italia attraverso l’Algeria, scortati dalle forze armate nigerine.
Ancora nessuna notizia, invece, dell’altro italiano sequestrato giovedì notte a Port Harcourt, città nel sud della Nigeria. Si tratta di Mario Pavesi, un tecnico della ditta Sanco di Galliate (Novara) specializzata in impianti antincendio. Pavesi è stato sequestrato fuori dal cancello del complesso della società, alla periferia di Port Harcourt, da uomini armati che dopo aver ucciso un sergente dell’esercito addetto alla sicurezza lo hanno portato via assieme a due suoi colleghi, un turco e un pachistano.
Il sequestro di giovedì notte è l’ottavo compiuto questo mese in quello che è il principale Paese produttore di petrolio africano.
Ieri soldati nigeriani hanno incendiato decine di baracche vicino al complesso della società italiana.