Il minareto c’è già, ma per l’imam è troppo basso

Milano ha anticipato tutti anche nell’islamizzazione. E una discussione sui minareti poteva aprirla già 20 anni fa. Milano la sua torre musulmana c’è l’ha dal 1988, anche se ora l’imam che l’ha innalzata la considera «ridicola, al cospetto della grande architettura araba». La vorrebbe più grande, maestosa. Insomma: il minareto c’è, ma per l’imam è troppo piccolo.
Milano ora si deve misurare col tema dei nuovi luoghi di culto islamico. Ieri il prefetto Gian Valerio Lombardi ha incontrato il sindaco e ha chiesto all’Anagrafe comunale una sorta di «censimento» dei musulmani milanesi. Quanti sono? Dove vivono? Servirà per capire meglio le esigenze di nuovi luoghi di culto. È il primo passo del tavolo annunciato proprio a palazzo Diotti dal ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo l’attentato alla Perrucchetti. E proprio il ministro ieri ha annunciato che nel suo incontro di domani parlerà con il sindaco della possibilità di un referendum comunale consultivo sulle moschee, anche se ha premesso che consultazioni del genere «hanno il valore che hanno».
Ma ora il voto svizzero, come osserva anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, è «un segnale» anche per Milano. E per il vicesindaco Riccardo De Corato «non ci sarebbe nulla di scandaloso se il referendum consultivo si ripetesse anche a Milano». Ora sulla necessità di una consultazione spinge anche la Lega, che invece sul referendum non sembrava voler puntare, per il rischio di bloccare una soluzione del caso Jenner. «Senza dubbio - ha detto ieri Davide Boni - un referendum di questo tipo, organizzato in alcune zone di Milano come via Padova o viale Jenner darebbe un esito scontato». Il capogruppo comunale del Carroccio Matteo Salvini ha parlato di una «alta lezione di democrazia dalla Svizzera».
Il minareto comunque c’è già - come detto. È uno dei quattro esempi di architettura religiosa musulmana in Italia (gli altri sono a Roma, Catania e in provincia di Siena) ed è stato costruito 21 anni fa al confine fra Milano e Segrate. Il fondatore-imam-direttore della moschea è Ali Abu Shwaima, palestinese, in Italia da oltre 40 anni, che vanta una discendenza diretta da uno dei compagni di Maometto, Abu Dhàar Al Ghifari, e in Italia ha fondato con altri l’Unione delle comunità islamiche italiane. Oggi Shwaima è famoso soprattutto per le sue agitate apparizioni televisive. Secondo alcuni, addirittura, tre anni fa avrebbe pronunciato una vera e propria fatwa nei confronti dell’allora parlamentare Daniela Santanchè. Il suo centro, nato da una porzione del cimitero di Lambrate orientato verso la Mecca, è di appena 130 metri quadrati. Oggi Shwaima dice che «la moschea di Segrate è una vergogna per Milano, fa ridere o piangere, è minuscola per come dovrebbe essere, in una città che si vanta di essere una capitale europea». Secondo lui il 98% dei cittadini di Segrate non ha niente contro la sua moschea.