Le minestre riscaldate servite da Marta

Poi, per carità, scopriremo che la Vincenzi non ha mai detto che Stefano Francesca era uno che non contava nulla. Che il suo ruolo lo portava al massimo ad aspirare alla tessera da «ladro di polli» o da bossettino della «baby gang» perché il potere era altrove. E che il suo portavoce è solo un pappagallino che lei tiene nella gabbietta per non sprecare troppo fiato. Solo che adesso, fino a smentita contraria, lo dovrà spiegare lei a Nando Dalla Chiesa quale compito lo aspetta. Insomma, passata la spettinatura d’ordinanza da consiglio comunale della riscossa, dovrà spiegare al figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, al fratello di Rita Dalla Chiesa, allo scrittore, al professore universitario, che ora gli tocca fare il sostituto del portavoce. Lui, Nando Dalla Chiesa ha già dimostrato di capire: «Sono pronto a sacrificarmi», è stato l’esordio. Bene, anche perché ormai la sua carriera politica è inarrestabile almeno quanto il «rinnovamento» delle sue tessere di partito. Da fondatore della «Rete» insieme a Leoluca Orlando è diventato deputato nel 1992, ma mica si è accontentato. Nel 1996 è rimasto a Montecitorio, e per non essere monotono, ha almeno cambiato colore, scegliendo da Indipendente i Verdi. Poi il salto al Senato nel 2001, ma nella Margherita. A Genova, per inciso, mentre faceva il coordinatore cittadino del partito a Milano. «Sono stato senatore di Genova», ha tenuto a ricordare ieri, e pazienza se di lui i genovesi si ricordano di quando, da sottosegretario, è venuto per dire che il governo avrebbe massacrato l’Iit colpevole di non aver ancora fatto qualcosa di importante mentre ancora attendeva fondi e via libera dallo stesso governo. Sì, perché la carriera di Dalla Chiesa lo ha portato nel 2006, nel governo Prodi, a essere sottosegretario all’Università e alla Ricerca. Quota Ulivo. Poi? Poi niente ricandidatura e «avvicinamento» a Di Pietro. E il premio alla carriera: simil portavoce della Vincenzi. Un ruolo-chiave che tutta Italia ha imparato ad apprezzare proprio dalle più recenti parole della sindaco.
E a parte il portavoce? al posto dei due assessori dimissionari? Marta Vincenzi aveva promesso personalità di peso. Chieste in prestito alla politica nazionale. Nello scambio Marta ha giocato il jolly, il due per uno. Via Morettini e Striano, ecco il carico da novanta: Andrea Ranieri. Sul sito del Senato alla voce professione, risulta: insegnante, sindacalista, funzionario di partito. Alla scuola la politica lo aveva già strappato a fatica portandolo ai vertici della Cgil regionale. Da lì alla guida del partito, Ds poi Pd, fino al Senato, appunto. Dove è restato due anni, dal 9 aprile 2006 all’aprile scorso. Uomo irrinunciabile, tanto che il suo partito, il Pd, non lo ha neppure ricandidato, sapendo di doverlo tenere da parte per prestarlo alla Vincenzi nel momento del massimo bisogno. Oddio, un ruolo lo ha. È ministro ombra del Lavoro. Proprio quello che serviva alla Vincenzi, un’ombra.