Minghi: «Vi racconto la mia vita»

Amedeo Minghi, dopo quarant'anni di carriera artistica, quali sono state le sue emozioni sul palco di Sanremo quest'anno?
«L'esperienza dell'ultimo Festival è stata meno intensa delle altre. Un Sanremo più tranquillo, più dimesso. Forse queste emozioni sono anche trapelate dalle canzoni che abbiamo cantato. Siamo sempre più consapevoli di essere parte di uno show dove la canzone ha perso un po' di spazio, è stata emarginata. Mi permetto di usare un “noi” non tanto perché mi sento più importante, ma perché è stata una sensazione abbastanza diffusa e che ho condiviso dietro le quinte con numerosi altri artisti e colleghi».
La canzone «Cammina cammina» che ha portato a Sanremo e che apre il suo ultimo album narra di un amore vero, forte, di un legame per sempre, di una profonda conoscenza dell'altro. Ma con questo disco si vuole andare anche oltre all'amore di coppia per parlare forse di un amore ancora più universale?
«Cantare d'amore è il vero cantare sociale e la canzone d'autore ne è l'emblema: tramite l'amore si può parlare veramente di tutto anche di politica e di rapporti sociali. Nonostante ciò nel mio ultimo album “40 anni di me con voi” ho voluto esplicitare nel sottotitolo “Cuori di pace in Medio Oriente” il forte messaggio che vorrei passasse attraverso la mia musica. Ho scritto e cantato tanto per la pace, ma desideravo fortemente che la festa dei miei quarant'anni di attività artistica non fosse celebrativa ma propositiva. È giusto che gli artisti facciano quel poco che è in loro potere per mantenere sempre l'attenzione su temi e problemi attuali ed importanti».
Tra l'altro nel suo ultimo album una canzone è interpretata proprio insieme a due artisti provenienti dal Medio Oriente.
«Sì, abbiamo avuto delle difficoltà logistiche e burocratiche ma alla fine siamo riusciti a realizzare quello che per me era diventato davvero un grande sogno. La canzone in questione è “Gerusalemme”, che mi fu commissionata dal Vaticano in occasione del Giubileo del 2000, e che interpreto assieme all'Israeliana Gabriel Orit ed al Palestinese Hakeem Abu Jaleela. La loro voce e presenza è un messaggio di pace chiaro e forte affidato alla musica, che dimostra come Palestinesi ed Israeliani siano disponibili a convivere, al di là degli interessi politici, dei mercanti d'armi, dei rancori e delle vendette, liberando questo cuore di pace “nato alto forte e bello”. Quando l'obiettivo è la speranza, allora si sogna, ma quando la speranza è il motore, allora ci svegliamo in un mondo migliore».
Ha tanti fan in Liguria?
«Sì, anche se il mio pubblico è eterogeneo e raccoglie persone da tutta l'Italia, ho moltissimi fan provenienti dalla Liguria che mi seguono davvero con tanto affetto. Anche in passato sono state diverse le date che ho fatto, non solo a Genova, ma anche nelle altre città liguri».
Il 7 aprile il suo tour approderà a Genova, al Politeama Genovese, ci può dare qualche anticipazione sul concerto?
«Come sempre porterò in teatro le canzoni in una forma a metà strada tra il musical e il recital. Sarò accompagnato da un'orchestra composta da 11 elementi. Si parte dal video del mio debutto e da lì si snocciola un po' una storia, la mia storia artistica, che racconto attraverso episodi musicali. Ho messo insieme un repertorio che dovrebbe esplicitare bene questi 40 anni di vita artistica e che credo metta in evidenza il mio interesse per la musica a 360 gradi. Non sarà purtroppo come lo spettacolo all'Auditorium perché ovviamente non potranno esserci gli ospiti d'eccezione che mi hanno accompagnato a Roma però ci saranno le canzoni a rappresentare tutto il mio percorso artistico».