Mini auto, le antenate della city car

Hanno forme sinuose e un design surreale tanto da farle sembrare giocattoli. A Roma apre la mostra <em>Macchinette - Le Bubblecars nel design del Novecento</em> organizzata dalla Fondazione Cesar

Roma - Hanno forme sinuose, accattivanti, gioiose, tondeggianti, surreali. Un design che sembra uscito direttamente dai sogni di un bambino del dopoguerra o dalle invenzioni di Archimede Pitagorico in un fumetto della Disney. Sono azzardi dell’immaginazione capaci di dare luogo a linee mai viste, macchine che sembrano giocattoli. Eppure queste auto sono esistite veramente e sono diventate il soggetto di una mostra «Macchinette - Le Bubblecars nel design del Novecento» organizzata dalla Fondazione Cesar e presentata ieri nello spazio romano dell’ex Gioventù Italiana del Littorio, dove sarà visitabile fino al 6 aprile.

Protagoniste sono le «macchine-bolla», i «moscerini», come li chiamavano i giornali dell’epoca che cominciarono a infestare l’Europa, gli ovetti su tre o quattro ruote, nate dal modello italiano «Iso» della milanese Famiglia Rivolta, che scarsa fortuna ebbe in Italia tanto che il brevetto venne venduto alla Bmw. Un’esperienza tutta europea che venne travolta prima dalla 600 poi dalla 500 e dallo sviluppo delle autostrade all’ombra del boom economico. Piccole macchine pensate per democratizzare lo strumento della macchina che diventava di massa. «Macchinette che riservano non poche sorprese - spiega l’assessore alla Cultura della Regione Lazio, Giulia Rodano - se si pensa che l’Electrolette del ’41 è un esemplare ibrido, quando la benzina non c’era». In realtà queste Cenerentole della strada non ebbero fortuna, forse perché troppo in anticipo sui tempi. Eppure oggi sono meravigliosi oggetti di design, come l’Iso Rivolta con i portelloni ripresi dagli alianti da sbarco o la Tiger con l’apertura a «cockpit» come l’aereo, con i posti uno davanti all’altro. La più grande, la Janus, all’insegna della simmetria, con doppia apertura davanti e dietro come un Giano bifronte. E non sono soltanto oggetti da museo. Francesco de Cunto, presidente dell’Associazione Microvetture, infatti, le guida ancora. E l’appeal è ancora fortissimo. «Sono la disgrazia di quelli che hanno le Ferrari. Quando arrivo ai raduni con le mie macchinette gli rubo la scena».