La mini ginnasta a Pechino: «Sarà la gara della mia vita»

Quando hai tanto talento compresso in poco più di 140 centimetri di altezza e 3600 grammi di peso, da qualche parte lo devi pur sprigionare. Ecco, Vanessa Ferrari è un mini concentrato di bravura e volontà. Applicato alla ginnastica il suo atout si traduce in una poesia di volteggi, ma costringetela a terra a parlare del più e del meno è allora sarà spigolosa, legnosa, un po’ come la trave da cui non si stanca di spiccare il volo. Cadendo anche. Rialzandosi, sempre. La sua storia comincia a Genivolta, nel cremonese. Niente danza, meglio la Brixia Brescia e la ginnastica artistica che snoda le ossa e forma i muscoli. Nel 2006 arrivano due medaglie agli Europei, poi un oro e due bronzi ai Mondiali. Nel 2007 centra una tripletta d’oro in Coppa del Mondo. A quel punto il mondo si accorge di lei, ma lei si è già seccata. Foto, Interviste? Lasciatemi allenare. Poi qualcuno le sussurra l’abc del bravo sportivo, lei prova a imparare l’etichetta, ma tutto le sta stretto, allora rilancia e gira la «visibilità» a suo favore: «Vorrei una palestra nuova, per non dover viaggiare da Brescia a Milano tutti i giorni». Il sogno si realizza ad un anno dai giochi, lei pensa che i riflettori si spegneranno e invece i media continuano a scandagliare la sua vita, che sport fanno i suoi fratelli, quanto abbiano influito sul suo talento le origine bulgare dei mamma Galia.
Perché i giornalisti le piacciono così poco?
«Spesso credono di sapere, ma non sanno nulla di ginnastica e fanno domande assurde».
Touché: spieghi a chi non sa, ma vuole capire come sarà l’ esercizio a Pechino, al corpo libero.
«Diagonali da programma, ho cambiato solo la coreografia. Anche la musica è la stessa: Vincerò di Madame Butterfly, eseguita da Pavarotti»
Troppo giovane per Atene, a 17 anni le prime Olimpiadi: che cosa si aspetta?
«È la gara della vita. Non mi interessano altre occasioni. Intanto non devo buttare questa».
Sono sicura che al bar dei suoi genitori lei è brava anche a fare i caffé..
«Non ho mai tempo per aiutarli, ma li so fare bene».
Oltre che con la stampa, non ha nemmeno un gran feeling con i calciatori: perché?
«Se la tirano troppo. Per me lo sport è fatica: mi piace il rugby, ho conosciuto All blacks».
Che cosa è per te il sacrifico?
«Qualunque cosa si faccia, anche la giornalista, ti devi sacrificare per farlo bene, no?»
Ecco. Tu ti senti piccola, di fronte a questo mini gigante che in cinque minuti ti ha spiegato la vita, si alza e se ne va.