Mini, i giovani e i premi sulla città che «comunica»

da Milano

Design, giovani e auto: se è vero che tre indizi fanno una prova, in questo caso il colpevole è la Mini, anzi i Mini Design Award, premio organizzato in collaborazione con lo Ied (Istituto europeo di design) e rivolto ai designer under 35 che giunge alla terza edizione e che quest'anno vede i progetti raccolti nella mostra «La città che comunica» allestita alla Triennale di Milano aperta fino al 23 aprile. Nel tempio del design laico, così definisce la Triennale Aldo Colonnetti, direttore scientifico dello Ied, ecco dunque una concreta possibilità per i giovani creativi di mettersi in mostra. Il tema su cui si sono espressi i 48 progetti realizzati dai giovani designer era quello della comunicazione urbana all’insegna del claim «Il futuro della città: slow o fast? Luoghi, segni e metasegni», con l’obiettivo di trovare soluzioni che non aggiungessero altri elementi a una città già abbondantemente «piena», sviluppata per piani verticali e inquinata visivamente.
I lavori hanno sfruttato elementi urbani già esistenti, sviluppati su piani orizzontali. Il primo premio è andato a Peter Perbellini con W2 (Wireless square): immagina una piazza caratterizzata da onde concentriche che alludono alla forma delle onde radio, ma che funzionano anche da comode sedute, dove poter socializzare con il vicino e con il resto del mondo tramite connessione wireless. Andrea Sanna («Sesto senso») e Gabriele Adriano («Sentieri urbani») si sono aggiudicati il secondo e il terzo premio, mentre il Premio università è andato allo Ied di Torino e a Marco Saul Marino con «Cross», struttura in poliuretano che riporta la mappa della zona della città dove si trova e che funziona da elemento di arredamento, cartina e panchina.