La mini Iri sognata da Penati

Ma a cosa servono le province? Ce lo chiediamo in molti almeno dal 1970, quando, con la contrastata nascita delle regioni a statuto ordinario, approvata dopo un durissimo ostruzionismo dei partiti di destra, furono eletti i primi organismi dei neonati enti. Per addolcire la pillola, agli oppositori del regionalismo fu confusamente promessa l'abolizione delle province. Promessa prevedibilmente mai mantenuta. Tuttavia l'inutilità di questo ente intermedio è di tutta evidenza. Fate una prova: fermate dieci persone qualsiasi per strada e chiedete loro: «A cosa serve la provincia?». Noi lo abbiamo fatto. Risultato: 4 hanno risposto «a niente»; 3 hanno ammesso di non saperlo; altri 3 hanno confuso la provincia col comune. In un'ampia e approfondita inchiesta sui costi della politica, il Sole 24 Ore ha dedicato molto spazio proprio al ruolo di questo ente, dimostrandone ampiamente la sostanziale (e costosa) inutilità. Tanto che perfino i suoi ultimi supporter, sentiti dal quotidiano economico, ne propongono una riforma che lo riduca sostanzialmente a una struttura di coordinamento territoriale o poco di più, magari perfino senza organismi elettivi.
A maggior ragione, perciò, ci chiediamo: a cosa serve la provincia di Milano? Paradossalmente proprio l'attivismo presenzialista del presidente Penati mostra che per dare un senso a questa istituzione bisogna agitarsi molto, «dichiarare» continuamente, apparire determinanti senza esserlo. Insomma cercare un ruolo, magari anche con operazioni di vecchio stampo, da «piccola Iri» fuori stagione, come l'acquisto da un imprenditore privato e a un prezzo imbarazzante della quota di maggioranza di una società autostradale, la Milano Serravalle.
Tanto più che la riforma Bassanini del titolo V della Costituzione prevede la nascita della città metropolitana. Nella scorsa legislatura due esperti e saggi senatori milanesi, Del Pennino (Fi) e Pizzinato (Ds), presentarono una proposta di legge bipartisan. In sostanza: a Milano, Roma e Napoli si istituisce la città metropolitana, il cui territorio coincide con l'attuale provincia. Un modo per abolire un ente inutile istituendone uno necessario.