Miniero, Virzì, Mazzacurati. Parte dal grande schermo la rivincita della provincia

"Benvenuti al Sud", "La prima cosa bella", "La passione": il cinema
riscopre le piccole patrie e le storie private. Fin troppo rassicuranti

Nell’autunno caldo del cinema italiano, un po’ come in serie B, vince la provincia. Forse è ancora presto per parlare di tendenza e di fenomeno. Però: l’exploit di Benvenuti al sud con Claudio Bisio, gli ottimi incassi di La passione, la scelta di La prima cosa bella per concorrere all’Oscar, il passaparola positivo che ha prolungato la vita di Basilicata coast to coast sono qualcosa più che semplici indizi. Per vedere se seguiranno altri segnali nella stessa direzione non resta che attendere. Ma intanto si può registrare questo movimento verso un cinema che esalta le piccole patrie, le heimat di casa nostra. E che in tre casi su quattro, Benvenuti al sud escluso, narra vicende in buona parte autobiografiche dei vari registi. Il successo di La passione del padovano Carlo Mazzacurati, l’indovinata commmedia con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Kasia Smutniak e Stefania Sandrelli, ambientata in un paesino della collina toscana che ora può vantare anche il plauso dell’Osservatore romano, è un primo tassello del mosaico. «Questo è un paese per bene. Noi siamo una co-mu-ni-tà», scandisce l’assessore locale al regista in crisi d’ispirazione, proprietario di una seconda casa nel borgo medievale. Per evitare la denuncia alla Sovrintendenza alla Belle arti per il danno provocato ad un affresco del 1600, il cineasta che ha il volto malinconico di Silvio Orlando dovrà mettere in scena la sacra rappresentazione della passione di Cristo con attori improvvisati del luogo. Tra equivoci e dilettantismi vari ci penserà Ramiro Caroman, il ladruncolo in fuga interpretato da un ispirato Giuseppe Battiston, a risolvere tutte le grane. Proprio il friulanissimo Battiston è, in un certo senso, l’attore simbolo del provincialismo cinematografico vincente. Un outsider che qui conquista il centro della scena recitando con tutta la sua cantilena e ribaltando le situazioni più complicate con un mix di entusiasmo e fantasia.

Atmosfera analoga, con i buoni sentimenti che superano pregiudizi e avversità, si respira in Benvenuti al sud, la commedia del napoletano Luca Miniero che, appena uscita, ha già superato al botteghino il rutilante Inception con Leonardo DiCaprio. «Qui ci conosciamo tutti», sottolinea il postino Mattia (Alessandro Siani) al neodirettore (Claudio Bisio), trasferito per punizione dalla Brianza a Castellabate nel Cilento. «Chi viene qui, piange due volte: quando arriva e quando riparte», è la sfida al funzionario diffidente del postino-filosofo. Ovvio che, in una favola anticampanilistica, sia lui a spuntarla. Insomma, è il trionfo un po’ buonista della dimensione comunitaria, del localismo che dà certezze, delle convivenze sicure.

Dopo la rinascita del cinema impegnato che con i successi de Il divo e di Gomorra sembrava aver rinverdito il filone civile di Francesco Rosi e Elio Petri, nell’inverno scorso con Mine vaganti di Ozpetek, Baciami ancora di Muccino, Il figlio più piccolo di Avati e Happy Family di Salvatores è arrivata la stagione del «cinema di famiglia» e dei sentimenti privati. Ora fa capolino il piccolo mondo dei borghi, dei paesi per bene e delle città defilate. Nella Livorno degli anni ’70 è ambientato La prima cosa bella di Paolo Virzì che con la storia di Anna Nigiotti (Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli), presunta mamma di facili costumi, ha incassato 6 milioni e mezzo, fatto incetta di premi e conquistato la candidatura all’Oscar. La ridente Basilicata è invece protagonista del coast to coast di Rocco Papaleo, Alessandro Gassman e Giovanna Mezzogiorno, film low cost al quale in pochi credevano che, uscito in sordina il 9 aprile scorso, ha incassato quasi 3 milioni e mezzo e resiste tuttora in sala a Milano, Torino e Bologna.
Chissà, forse il punto di partenza è la solita crisi internazionale, la fiducia diminuita nel mondo globalizzato e nel benessere sicuro dietro l’angolo, la perenne connessione planetaria conquistata con la tecnologia. Magari un po’ di tutti questi sentimenti messi insieme. Fatto sta che, mentre i grandi del cinema americano, da Clint Eastwood a Woody Allen, nei loro prossimi film si interrogano sul trascendente o sull’aldilà, i registi e il pubblico di casa nostra scelgono di rifugiarsi in una dimensione forse più intimista e rassicurante. Certamente più consolatoria. In fondo l’Italia della provincia e delle comunità è sempre un porto sicuro…