Le minigonne da ammirare

10 al Caffè dei Miracoli. What else? Svelato il segreto dell' opaca prestazione di Stefania Croce nell'ultimo round dell'Open d'Italia. Partita in testa, ci si è accorti troppo tardi che aveva finito le scorte del Caffè dei Miracoli, quello distribuito dal suo sponsor e che lei ama indefessamente. Hanno cercato invano di risvegliarla con l'aroma del caffè di George Clooney, ma non ha avuto gli effetti sperati. Perché lei preferisce Brad Pitt...
9 alle minigonne (pantalonate delle proette). Alte come un cerotto. Un vezzoso tocco di femminilità in un mondo - quello professionistico - in cui per sopravvivere sono invece necessari ferrei attributi maschili. Sfoggiate dalle ragazze impegnate nel Bmw Ladies Open a Roma, erano un delizioso toccasana per gli occhi maschili, che - nonostante il caldo - seguivano attentissimi tutto tranne lo svolgimento del torneo.
8,5 a Trish Johnson. Giovane dentro, fuori meno. La winner dell'Open d'Italia femminile ha 41 anni suonati, pascola sul Tour da un ventennio esatto, ha marcato presenza in ben sette Solheim Cup e sfida giornalmente virgulte ben più fresche di lei. Eppure a Roma le ha messe tutte in riga. Ma come diavolo fa? Dormirà mica a mollo nella formalina?!
8 a Nikki Garrett. Damina di acciaio. Due gambe da fenicottero, grazia e occhi da Bambi, la numero tre d'Europa, intervistata a Roma, sostiene che per amore sarebbe disposta a lasciare la sua amata Australia. Ma solo se questo sentimento le permettesse di essere più performante sul campo. Altrimenti - sottolinea - non se ne farebbe nulla. E poi c'è ancora chi ha il coraggio di parlare di miopia sentimentale femminile...
7 a Carlie Butler. Barbie in carne (e che carne...) e ossa. La Mattel dovrebbe sponsorizzarla per rilanciare il brand in caduta libera della rinomata bambolina. Identica nelle forme e nei colori alla sua gemella plasticata, all'Open d'Italia era incredibilmente sprovvista del Ken d'ordinanza. Ma si sa, i tempi son cambiati, le donne si sono emancipate e anche le Barbie, evidentemente, si sono dovute rassegnare alla singletudine.