Minimum tax bocciata, sì ai ticket sui ricoveri

da Roma

La lotta all’evasione va bene, ma non si deve neppure esagerare. Così il governo, con il sottosegretario all’Economia Mario Lettieri, ha bocciato la proposta della Cisl di riproporre la minimum tax a carico di professionisti e lavoratori autonomi. «Se non si vogliono inasprire seriamente gli studi di settore, allora bisogna reintrodurre la minimum tax», ha detto il segretario cislino Raffele Bonanni. Ma Lettieri replica che il governo proseguirà nella strada della revisione degli studi di settore (redditi minimi presuntivi, calcolati in base a parametri concordati con le categorie), mentre la minimum tax, osserva il sottosegretario, «non credo proprio che si possa reintrodurre».
E che il governo non sia favorevole a resuscitare un provvedimento fiscale di quattordici anni fa (la minimum risale infatti al ’92), lo conferma anche Maria Cecilia Guerra, professoressa di Scienza delle Finanze e stretta collaboratrice di Vincenzo Visco. «È uno strumento vecchio e inadeguato, che equivale a sparare nel mucchio», e spiega che i vecchi coefficienti presuntivi sono strumenti superati, mentre gli studi di settore hanno «grandi potenzialità». La minimum tax «è un’ipotesi priva di senso» e fa a pugni con il principio di capacità contributiva, attacca il leader della Confcommercio Carlo Sangalli.
Ma per una proposta fiscale bocciata, molte altre sono in cantiere. Prima fra tutte, la revisione della curva delle aliquote e degli scaglioni dell’imposta sul reddito delle persone (Ire, cioè la vecchia Irpef).
Visco ha annunciato la proposta di ridurre dal 23% al 20% l’aliquota di ingresso: una misura che, a scaglioni di reddito fermi, rischia di costare moltissimo, almeno due miliardi di euro. È dunque molto probabile che saranno modificate o le altre aliquote, o più probabilmente gli scaglioni di reddito, almeno per pareggiare il conto. Sarà anche rivisto il sistema di deduzioni e detrazioni, in particolare quelle sui carichi di famiglia. Ormai scontata la revisione delle imposte sulle rendite finanziarie, con l’aliquota al 20% al posto dell’attuale al 12,50% (che potrebbe restare solo per i piccoli investimenti, purché dichiarati). Ed è molto probabile la reintroduzione della tassa di successione per i patrimoni superiori a un valore di 400mila euro.
Sul fronte dei tagli, i ministri del Lavoro, della Sanità e della Funzione pubblica stanno ritoccando in queste ore i piani che porteranno giovedì in Consiglio dei ministri. Per le pensioni, Cesare Damiano pensa a reintrodurre l’età flessibile, con incentivi e disincentivi. Sulla Sanità, Livia Turco proporrà un piano di razionalizzazione e qualche risparmio, ma anche i ticket sui ricoveri in ospadale. Nel pubblico impiego, Luigi Nicolais parla di tagli per 3-4 miliardi in un triennio, e progetta di introdurre il contratto triennale al posto dell’attuale, che dura due anni.