Ministeri spezzettati, voto-caos al Senato Il Polo protesta: «Hanno vinto i pianisti»

Clima acceso in aula per la prima votazione della nuova legislatura. Gli esiti sono risultati discordi e si sono resi necessari ben tre conteggi. Alla fine Marini garantisce sul verdetto


Prima giornata di voto al Senato, primo girone d’inferno per il centrosinistra. Alla fine ce l’han fatta a non precipitare, ma per un pelo, grazie a qualche «pianista» in un coro di sberleffi e proteste del centrodestra. Ma se questo è il debutto, ogni prossima seduta del Senato è da considerarsi a rischio. «Andrà sempre così», promette Altero Matteoli che ora guida i senatori An, «noi c’eravamo tutti, e ci saremo sempre».
Ieri pomeriggio partiva il voto d’aula sul decreto con cui Romano Prodi ha «spacchettato» le competenze dei ministeri moltiplicando pani, pesci e poltrone. Roba da far crollare il governo, se non passasse. Ma la richiesta di votare il decreto per parti separate, avanzata dall’opposizione, è stata archiviata in parità. Spieghiamoci: al Senato s’usa ancora l’alzata di mano, e se il risultato non è chiaro si fa la controprova col voto elettronico, il cui esito non compare sul tabellone luminoso ma solo sul piccolo schermo del presidente. Franco Marini ha dichiarato respinta la proposta, perché - così ha rivelato poi un senatore segretario della Cdl che aveva sbirciato - c’erano stati 157 sì e 157 no, e in parità perde il proponente.
Dopo un poco, il voto sulla costituzionalità del decreto. Alzata di mano, incertezza come prima, passaggio ai pulsanti ed ecco esplodere la bagarre perché da destra vedono a sinistra un senatore che si sbraccia a votare pure per i compagni assenti. Additano Gianni Nieddu, quello si difende, Marini va avanti ugualmente e dà la vittoria al sì della maggioranza. «Buffoni», «imbroglioni», urlano dalla Cdl mentre Matteoli denuncia: «Ma se prima erano 157 contro 157!». Già, perché se anche adesso fosse così, avrebbe perso il centrosinistra, morto ammazzato il governo «spacchettato», sfumato il sogno del potere alla prima prova di campionato. Però Marini taglia corto, e derogando al regolamento - «me ne assumo la responsabilità» ha scandito - ufficializza i numeri: «Il risultato della votazione è 158 sì, 155 no, un astenuto», che al Senato vale come voto contrario.
Non vuoi fidarti del presidente? Chiedi un giurì d’onore per verificare le tracce elettroniche del voto? Ma via, il dato politico più serio è quello dei «pianisti» sui quali Marini ha chiuso un occhio, e Matteoli è ora amareggiato perché, subito dopo il risultato, aveva chiesto di intervenire proprio su quell’argomento, e il presidente non gli ha dato la parola. «E dire che nel discorso di insediamento aveva promesso di essere il presidente di tutti», commenta sconsolato l’ex ministro dell’Ambiente. Sì, il «garante»... meglio credere a Babbo Natale.
Tant’è che ieri i senatori d’opposizione c’erano tutti, quelli di maggioranza già deficitavano. Capirai, con l’età media dei padri a vita... L’olivetano Roberto Manzione denuncia «troppi assenti» anche fra i non vitalizi, «dovremo riflettere tutti insieme» sollecita. E questa era soltanto la prima prova. Ma domani è un altro giorno, diceva Rossella. Quella del film, ovviamente.
\