Il ministero dell’Economia deve ammettere che il risultato è dovuto all’exploit del gettito tributario e ai tagli alla spesa previsti dall’ultima finanziaria del centrodestra Boom delle entrate, governo smentito sui conti Nel fabbisogno del primo seme

Venerdì il Dpef, Visco al lavoro per tassare di più le rendite

Gian Battista Bozzo

da Roma

I conti pubblici vanno bene, meglio d’ogni previsione, smentendo l’allarmismo del governo. Lo confermano i dati sul fabbisogno della prima metà dell’anno: nei primi sei mesi la differenza fra entrate e uscite di cassa ha fatto segnare un miglioramento di 15 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2005. Il fabbisogno gennaio-giugno di quest’anno ha fatto segnare 35,6 miliardi di euro contro un «rosso» di 50,6 miliardi nello stesso semestre dell’anno passato.
Si tratta di un vero e proprio exploit, dovuto al significativo incremento delle entrate fiscali e alle misure di contenimento delle spese che erano state adottate con la finanziaria 2006, ancora firmata dal governo di centrodestra. Nel solo mese di giugno il fabbisogno fa registrare un avanzo di 12 miliardi di euro, rispetto ai 4 miliardi e 360 milioni del giugno 2005: un incremento di 7 miliardi e 600 milioni, ottenuto soprattutto dal successo dell’autotassazione di giugno. Lo stesso ministero dell’Economia segnala «il buon andamento delle entrate tributarie conseguente ai risultati dell’autotassazione e al gettito superiore al previsto di alcune imposte sostitutive».
Lo stato di salute dei conti è dunque ben lontano dal «coma profondo» diagnosticato dal governo negli ultimi due mesi. «Mi aspetto ora, dopo le ingiuste polemiche dei mesi scorsi, le scuse dalla parte intellettualmente onesta della sinistra», commenta Giulio Tremonti, dopo aver preso atto dei dati sul fabbisogno comunicati dal ministero dell’Economia.
Il fabbisogno non è l’aggregato che viene considerato valido per i parametri europei, ma rappresenta un «termometro» importantissimo sull’andamento dei conti. È dunque evidente che il buon andamento della cassa postula un deficit 2006 tutt’altro che preoccupante. Del resto, se così non fosse stato, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa non avrebbe potuto varare una manovra bis che sui conti 2006 ha un impatto inferiore allo 0,1% del pil (1,1 miliardi di euro). Sarebbe stata la stessa tendenza delle entrate e delle spese a portare il deficit sotto il 4% (e qualcuno potrebbe incominciare a chiedersi in che modo ha fatto i conti la commissione Faini, che ha stimato un deficit 2006 in una forchetta compresa fra il 4,1 e il 4,6% del pil).
I dati del fabbisogno rendono almeno in parte più agevole la scrittura del Documento di programmazione economica e finanziaria, che il governo dovrebbe approvare venerdì. Ad esempio, secondo quanto afferma il ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais, non sarebbe più necessario il rinvio dei contratti del pubblico impiego: «Il ministro Padoa-Schioppa - dice Nicolais - mi ha assicurato che non è prevista alcuna moratoria». Dalla manovra-bis è già sparito il taglio alla contrattazione integrativa dei pubblici dipendenti.
Il «piatto forte» del Dpef dovrebbe essere rappresentato dal taglio del cuneo fiscale per le imprese: 5 punti percentuali nel 2007, per un valore di poco inferiore ai 10 miliardi di euro. Complessivamente gli interventi per lo sviluppo dovrebbero valere un punto di prodotto interno lordo, cioè 14 miliardi di euro. Una volta approvato dal governo, il Dpef sarà illustrato da Padoa-Schioppa a Bruxelles durante le riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin di lunedì e martedì prossimi.
Arrivano intanto alcuni dettagli sulla manovra-bis varata venerdì dal governo. Il taglio dei consumi intermedi della Pubblica amministrazione vale 650 milioni di euro per il 2006 e 770 milioni nel 2007. Dalla riduzione delle spese per il funzionamento di enti e organismi pubblici si dovrebbero ottenere 100 milioni quest’anno e 200 l’anno prossimo. La sbandierata limitazione alla spesa per incarichi e consulenze produrrà un risparmio minimo: 5 milioni quest’anno, 10 nel 2007. I tagli alle diarie faranno risparmiare 4 milioni, il taglio di commissioni e comitato 10 milioni. A fronte di queste briciole, la sola stretta fiscale sulle stock option porterà un maggiore incasso di 345 milioni in tre anni. Il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha anche istituito una commissione per studiare la riforma delle aliquote sulle rendite finanziarie: tema che sarà all’ordine del giorno a settembre, con la legge finanziaria.