Il ministero ritira le frequenze al gestore mobile a banda larga

La società non ha mai iniziato il servizio. Il presidente Ripa di Meana pronto a fare ricorso

da Milano

Ipse ha perso tutto. Alla fine la licenza Umts è stata revocata dal ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi. Eppure dal 2003 sono stati almeno una decina gli annunci e i tentativi di salvataggio della società controllata dalla spagnola Telefonica, che ha tra i soci colossi come Capitalia, Edison, Fiat e Acea. In realtà la licenza andava revocata già due anni fa, quando la società che si era aggiudicata una delle cinque licenze Umts non riuscì, nonostante gli oltre 3mila miliardi investiti, a iniziare il servizio.
Il governo invece ha atteso, frenato dalla potente azione di lobby degli azionisti e dall'altrettanto forte pressione degli aspiranti acquirenti che avevano davanti diverse alternative. Potevano infatti comperare l'intera società, per usarne le ingenti perdite come beneficio fiscale, oppure le sole frequenze. In realtà il governo è ancora sotto scacco. Ipse infatti ha presentato due ricorsi al Tar: il primo per restituire le frequenze comprate come gestore nuovo entrante, non pagando in questo modo le rate residue (circa 400 milioni di euro) il secondo per farsi rimborsare fino al 50% del costo della licenza versato nel 2000, visto che nel frattempo il Codice delle comunicazioni ha stabilito che le frequenze hanno un valore molto più basso. Ma non è tutto. Il presidente di Ipse Vittorio Ripa di Meana è pronto a impugnare anche il provvedimento di revoca. Eppure a lungo si era lavorato su una ipotesi di salvataggio vendendo le frequenze ai vari gestori (Tim, Vodafone, Wind e «3»), ma alla fine i compratori si sono dileguati non trovando un accordo tra loro e preferendo evidentemente che le frequenze Umts in questione (15 Mhz) vengano messe all’asta dal ministero. Circa i tempi dell’eventuale gara Landolfi non si sbilancia: «Comunicheremo tutto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che adotterà i provvedimenti che riterrà più opportuni. I tempi? Non dipendono dal ministero, ma dall’Authority».
«Quanto alla revoca della licenza - ha aggiunto Landolfi - è stata un atto dovuto, perchè non è stato possibile arrivare ad alcun accordo e non si poteva attendere ancora».