La ministra che sfida l’energia

«A chi ipotizza scenari da tregenda con decine e decine di centrali nucleari, io chiedo onestà intellettuale. L’onestà di ricordare, ogni volta che parlano della Germania, che ha creato 300mila posti di lavoro nel settore del fotovoltaico, che i tedeschi, così attenti all’ambiente, producono oggi oltre il 30 per cento della propria energia con il nucleare. L’onestà di ricordare che la virtuosa Francia che rispetta gli obiettivi di Kyoto è nucleare all’85 per cento. L’onestà di ricordare che la verde Inghilterra, che ha i giacimenti di petrolio nel mare del Nord e miniere di carbone, si affida al nucleare per il 20 per cento. Quel nucleare che ancora ieri Tony Blair sulla stampa riteneva una scelta ineludibile in alcune realtà nazionali. Questi nostri partner europei hanno mantenuto e consolidato le loro scelte energetiche con governi di ogni colore. Questi Paesi, in cui la componente politica degli ambientalisti è sovente molto più forte che in Italia, hanno saputo far prevalere le ragioni degli interessi complessivi del paese e dei suoi abitanti su scelte ideologiche che oggi tornano ad essere agitate come bandiera politica».
Ritroverete la citazione nella cronaca politica, è una piccola parte dell’intervento del ministro Stefania Prestigiacomo durante l’audizione alla Commissione Ambiente della Camera. Ho un debole per il ministro Prestigiacomo, la stimo, la rispetto e le voglio bene. Nonostante il suo berlusconismo apparentemente senza limiti, la sento indipendente e molto più forte di quanto la sua bellezza di madonna normanna possa far credere ai maschietti scemi della politica e del giornalismo italiano. Poteva fare l’imprenditore e l’ereditiera, sta dal 1994 alla Camera, dai tempi in cui i soliti maschietti credevano di accontentarla eleggendola miss Camera. Da ministro delle Pari opportunità si è battuta per le quote rosa, che non sono niente di più che un percorso garantito finalmente alle donne di accedere alle carriere riservate agli uomini; ha lottato per la modifica della legge 40 sulla fecondazione fino a esporsi nel referendum, in dissidio con il suo governo. Si sono provati a umiliarla, nelle sedi istituzionali e sui giornali, hanno inventato la solita calunnia dell’amante, hanno riso di lacrime che erano di stanchezza e di giusta rabbia, visto che il suo amato premier non manteneva quel che aveva promesso. Fatta fuori, dissero tutti.
Invece eccovela qua, perché il suo capo sa bene quanto vale, a fare il difficile mestiere di ministro dell’Ambiente. Vai Stefania, vai.