La ministra al fronte con il ginecologo

Sarà pure incinta ma di certo non si può dire che la señora ministra non abbia le palle. Erano tutti lì che si aspettavano, con i suoi sette mesi di gravidanza, che andasse in maternità, vestitini premaman, ciuccetti con custodia tettarella, micro-biberon porta vitamine, bavaglini e ciripà e invece Carme Chacon, cinque giorni dopo essersi insediata a capo del ministero della Difesa, a capo di tutti i soldati di sua Maestà il re di Spagna, ha detto io parto. Parto per l’Afghanistan. Camicetta candida, pantaloni sabbia del deserto, occhiali da miope, e non come si fa di solito da body guard, la biondina è sbarcata alle 9.15 da un Hercules C-130 dell’esercito spagnolo, dopo uno scalo di due ore in Kuwait per cambiare aereo, e si è presentata un po’ a sorpresa a Herat dove stanno i suoi soldati. Fresca come appena uscita dalla doccia, nonostante un viaggio di 6mila chilometri e nove ore di volo notturno, di cui tre e mezzo a bordo di un aereo militare. È ripartita nel pomeriggio e all’alba di stamattina era di nuovo a Madrid, 15 ore di volo complessive su 28. Manco fosse Wonder Woman.
Un travaglio affrontato solo per rispondere a chi aveva detto, cioè i soliti maschilisti, che il suo avanzato stato di gravidanza le avrebbe impedito la visita dei contingenti militari impegnati in missioni all’estero. Così imparano. Intanto dal fronte afghano si è portata a casa un record: è il più, come dire, rapido ministro della Difesa a incontrare i soldati all’estero. Nel 2004 l’allora responsabile della Difesa José Bono, quello che giusto ieri, quattro anni fa, annunciò il piano per il ritiro della Spagna dall’Irak, volò a Diwaniya in Irak tre settimane dopo la sua nomina; José Antonio Alonso, suo successore, aspettò invece 18 giorni per ripetersi in Afghanistan. E nessuno dei due stava aspettando di diventare papà.
C’è da dire però che la señora non è partita sola, anzi si è portata una specie di esercito personale: un’équipe medica composta da ginecologo, anestesista e pediatra, un ambulatorio di pronto soccorso maternità. Perché non si sa mai, nel caso ci fosse una situazione da prendere di petto. Una precauzione, una debolezza, ma alla fama di dura Carme ci tiene. Primo: ha spiegato che delle critiche di quelli che dicono che non è proprio il caso viaggiare nel suo stato se ne frega. E secondo: che prima di dare alla luce il suo bambino ha intenzione di fare visita ad altri soldati spagnoli in missione all’estero, in Libano e in Kosovo in particolare. Sempre con l’ambulatorio pediatrico al seguito. Ha voluto cominciare il suo tour militare con il contingente più lontano da Madrid, che poi è anche il più esposto agli attacchi terroristici, l’ha deciso solo 24 ore dopo l’insediamento a capo della Difesa, cosa poi rimasta segreta per motivi di sicurezza. Il tempo di acquistare la carrozzina per il pupo, rifinire la cameretta, preparare il corredino e poi via.
La Spagna ha in Afghanistan 778 militari inquadrati nell’Isaf divisi fra la base d’appoggio avanzata, appunto quella di Herat, e la squadra di ricostruzione provinciale di Qal-i-Naw. La ministra ha passato in rivista le truppe, mangiato con i soldati, visitato un ospedale gestito dai suoi, depositato una corona al sacrario dei 22 militari spagnoli uccisi quaggiù. Nessun pericolo, nessuna minaccia, nessun rischio. Anche la ginecologa ha tirato un sospiro di sollievo. Temeva soprattutto una spirale di violenza...