Ministri luogocomunisti Dalla tassa sui grassi all’iPad al posto dei libri

Di ritorno dalla Spagna dove la benzina costa 1,3 euro il litro, le autostrade sono gratis, i prezzi contenuti, mi chiedo perché i turisti dovrebbero venire in Italia a farsi spennare dalla girandola di aumenti del governo Monti.
Il guaio è che abbiamo chiamato i migliori a governarci. Siamo guidati dagli Ottimati, la crema del Paese, l’ultima spiaggia. Non è come con la politica, se uno sbaglia, c’è l’altro cui rivolgersi, oggi tocca al Berlusca, domani a Bersani. Abbiamo già il meglio e se quello fallisce non c’è salvezza perché è stato grattato il fondo. Esistenzialmente, ne converrete, è terribile. Sapere che nel Paese non ci sono uomini migliori o comportamenti più sapienti di quelli dei semidei accorsi al nostro capezzale è una sensazione angosciosa. Infatti se, putacaso, dicono una banalità o fanno idiozie, ti chiedi: ma se questa è la crema, che crema è?
Ebbene in questo mese e mezzo di governo Monti a molti è successo di avere rimpianto l’affidamento del Paese ai migliori. Ci saremmo, infatti, risparmiati la delusione di costatare che il meglio d’Italia è banalmente uguale al resto della medesima. E non mi riferisco alla politica economica che ci impoverisce e moltiplica l’ingerenza dello Stato. Sono le sfumature che sottolineano come l’Italia sia inguaribilmente matrigna e le sue élite rispecchino la mediocrità corrente.
Monti ha messo la faccia sulla ulteriore imposta che colpisce i capitali scudati, rientrati in Italia con l’offa di pagare una multa e metterci una pietra sopra. Promessa che Monti ha pensato bene di disattendere. Lo ha fatto rimangiandosi la parola dello Stato, non la sua. È certo che mai nella vita privata avrebbe mancato a un suo impegno, essendo in gioco la propria reputazione. Ma non ha avuto lo steso scrupolo quando in ballo c’era l’onore dello Stato italiano che rappresenta come premier. Due pesi e due misure: in cima, la sua credibilità personale; in fondo, l’affidabilità della nazione (oggi inesistente). Lascio a voi giudicare il senso dello Stato del premier. Mentre riflettete, aggiungo che mai siamo caduti così in basso. Due i precedenti paragonabili. Lo scippo di Giuliano Amato sui conti correnti del ’92, ma con la fondamentale differenza - a suo favore - che non aveva stretto con noi uno specifico patto di non derubarci. Perciò, diversamente da Monti, non ha mancato di parola ma ha «solo» compiuto un furto con destrezza. Nell’altro caso, più affine all’odierno, si è illustrato il ministro dell’Interno, Vincenzo Scotti. Anche lì, su per giù nel ’92. A Bari aveva attraccato una nave di albanesi fuggiaschi. Già si creava un casino tra quelli che volevano scendere e le forze dell’ordine, quando il ministro promise: «Resterete qui tre giorni, poi vedremo. Adesso riposate». I profughi si acquetarono e la notte stessa, mentre dormivano, la nave fu occupata manu militari e riportata in Albania. Scotti fu lodato dalla stampa. A me, invece, tornò in mente che, all’estero, l’espressione abbinata all’Italia è «to badogliate».
Il ministro Francesco Profumo è un eminente ingegnere elettronico voluto alla guida dell’Istruzione dalle due alture che governano il Paese, il Colle e Monti. Con occhio scientifico, ha subito individuato il problema e proposto di sostituire i libri con l’iPad di Steve Jobs, prezzo 500 euro. Il che, con questi chiari di luna, fa il paio con le brioche di Maria Antonietta. Tutti sanno - costi a parte - che l’iPad è un tablet che riproduce contenuti multimediali, naviga in Internet, è retrocompatibile con le applicazioni iOS, ha una retroilluminazione a LED e supporto al multi-touch. Dunque, essenziale per una scuola che sforna stuoli di analfabeti, legioni di Er Pelliccia e, nemmeno per sbaglio, un Marconi.
Altrettanto modaiolo e corrivo è stato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, un giurista prestato a Ippocrate. Data una scorsa ai giornali - anglosassoni, off corse - apprese che sul Tamigi c’era un problema di obesità. Gli si accese la lampadina e uscì dall’anonimato con una proposta. Una tassa punitiva sui cibi dolci, grassi e, a suo parere, indigesti. Insomma, i piaceri della vita che o incicciano o fanno male. Il ricavato dell’ennesimo balzello - marchio di fabbrica del governo montiano - servirà a erigere nuove cliniche, si presume per guai intestinali. Un’imposizione che Stalin, ignaro ai suoi tempi di Mc Donald, non fece in tempo a immaginare.
Della stessa cova, è Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, da una vita nel settore ecologico. Con la sua prima uscita, spezzò una lancia in favore del nucleare. Ecco un tecnico che non cede al populismo, pensammo. Invece, mazzolato a dovere dai verdisti, si è subito accucciato. Con un Paese alla ricerca disperata di danè, non ha più detto una parola sulla nostra sciagurata politica energetica. Accetta la dipendenza italiana dall’estero (80 per cento), il conto di questa soggezione (55 miliardi l’anno), il supplemento dell’otto per cento sulle nostre bollette (le più care Ue) per incentivare le velleità di eolico e solare. Tale e quale Pecoraro Scanio. Di fronte a ciò, è istintivo chiedersi: ma se questi sono i migliori, noi che siamo? E, almeno a me, viene un avvilimento mortale.