Ministri, Pera o Vito per la Giustizia

L’ex presidente del Senato è gradito ai magistrati. Per il portavoce di
An si profila un incarico di governo. Resta aperto il nodo
Welfare. Montezemolo verso il ruolo di ambasciatore del made in Italy

Roma - «Penso che continuare a testimoniare nel mondo le tante eccellenze e le tante cose positive dell’Italia sia un impegno coerente con le attività che ho sempre svolto e che continuerò a svolgere». Il presidente di Fiat e Ferrari e, per pochi giorni ancora di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha confermato la disponibilità ad accettare l’incarico di ambasciatore del «made in Italy». Ma non riempirà una nuova casella del governo Berlusconi, ha tenuto a precisare. «Non è in discussione un incarico di alcun tipo, di cui peraltro non si è mai parlato. Con senso civico ho solo confermato il mio impegno a rappresentare nel mondo le tante eccellenze e le cose positive dell’Italia attraverso il mio lavoro di imprenditore e di manager».

«Ho sempre detto che chi ha ricevuto molto, e io sono tra questi, è giusto che con senso civico si impegni a dare un contributo al proprio Paese nell’interesse generale», ha aggiunto motivando così il proprio impegno a occuparsi dell’immagine internazionale del sistema-Italia. La conferma è stata salutata con entusiasmo dal vicecoordinatore di Forza Italia e prossimo capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. «Luca di Montezemolo può dare un contributo positivo», ha detto aggiungendo che si tratta di «un segno della linea aperta e modernizzatrice» di Silvio Berlusconi.
Il premier in pectore, anche ieri ad Arcore, ha continuato a lavorare «a 360 gradi» alla squadra di governo. I principali nodi da sciogliere restano sempre due: la Giustizia e il Welfare.

Per la casella del Guardasigilli pare esserci un testa a testa tra Marcello Pera ed Elio Vito, forse in leggero vantaggio. L’ex presidente del Senato è molto gradito all’Associazione nazionale magistrati, criticata per ciò che viene ritenuta un’ingerenza sia dall’Unione delle camere penali che dall’Organismo unico dell’avvocatura. Il Cavaliere, oltre a voler evitare qualsiasi polemica, intende affidarsi a uomini di sua completa fiducia e decidere in totale autonomia. Un esempio su tutti è lo scarso peso assegnato al diktat libico sul nome di Roberto Calderoli («una sua eventuale nomina a ministro avrebbe ripercussioni catastrofiche», dice il figlio di Gheddafi). Da questo intendimento nasce la possibile investitura di Elio Vito, mentre in ambienti parlamentari si è fatto anche il nome di Angelino Alfano, al momento una soluzione che sembra però improbabile. Alfano, dunque, resta ancora il più accreditato per la Funzione pubblica, mentre Raffaele Fitto al momento è confermato agli Affari regionali.
Stesso discorso per il Welfare. Il senatore Maurizio Sacconi, già responsabile Lavoro di Forza Italia, è il candidato in pole position avendo ricevuto non solo il gradimento del futuro presidente del Consiglio, ma anche quello dei sindacati e della nuova Confindustria «targata» Emma Marcegaglia. La concorrenza si è ristretta dopo che il segretario della Lega, Umberto Bossi, ha dichiarato che «Rosi Mauro deve andare alla vicepresidenza del Senato». Un posto che per la neo-eletta a Palazzo Madama sembra essere ormai blindato.
Resta, però, in piedi la questione con An. Ieri il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ricordato che prima della vittoria «era dato per scontato che facessi il ministro del Welfare». Ora il partito di Gianfranco Fini vorrebbe ottenere un’adeguata rappresentanza e, oltre ad Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture, avrebbe chiesto il Welfare per Giorgia Meloni o Andrea Ronchi (decisamente in vantaggio sulla collega di partito).

Il Cavaliere, tuttavia, ritiene possibile una conciliazione con l’altra costola del Popolo della libertà. Magari facendo ricorso a qualche spacchettamento. Di qui l’ipotesi che Ronchi possa andare alle Comunicazioni (originariamente assegnate alle Attività produttive) o alla Sanità, dove però Berlusconi vede di buon occhio il tecnico Ferruccio Fazio, primario del San Raffaele. In quest’ottica potrebbero essere inseriti anche i nomi di Gianfranco Rotondi della Nuova Dc agli Affari Sociali (non con il rango di ministro) e di Michela Vittoria Brambilla all’Ambiente.