Il ministro Bondi manda a Genova il numero uno dei teatri italiani

Il Carlo Felice riparte da Giuseppe Ferrazza. Il Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, ha nominato ieri il commissario straordinario per il teatro lirico. Nell’era del dopo Di Benedetto sarà il presidente dell’Ente teatrale italiano (come anticipato nei giorni scorso da il Giornale) a dover tentare di risollevare le sorti del lirico arrivato nelle ultime settimane a dibattersi in un vicolo cieco. Ferrazza sarà affiancato da Marco Amoruso in qualità sub commissario. Entrambi saranno in carica per un periodo di sei mesi e comunque non oltre la ricostituzione degli organi della Fondazione. Un periodo abbastanza breve che comunque dovrà garantire la possibilità di ripresa. Il commissariamento si è reso necessario, su segnalazione dello stesso Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, per mettere fine alle difficoltà di funzionamento del consiglio di amministrazione e per operare un vero rilancio di questa prestigiosa Fondazione. «Il Ministro Bondi - si legge nella nota del ministero - ha augurato ogni successo al commissario e al sub commissario nell’opera che li vedrà collaborare con i soci fondatori del Carlo Felice nel ripristinare al più presto le condizioni necessarie per l’ordinaria amministrazione del teatro».
Immediate le reazioni in città. Il sindaco Vincenzi, che si era rivolta al governo si dice «soddisfatta». «Ho chiesto al Ministro Bondi il commissariamento del Carlo Felice per dare un futuro al nostro teatro dell’opera» ha ricordato il sindaco precisando che la crisi che lo ha di fatto paralizzato «non è tanto dovuta alle difficoltà di bilancio quanto piuttosto al venir meno delle relazioni umane, necessarie per il suo funzionamento, tra il sovrintendente Gennaro Di Benedetto da una parte e le maestranze tecniche e artistiche dall’altra».
«È venuta meno la dimensione sociale del teatro - ha dichiarato Vincenzi - Occorre recuperarla, per garantire il suo pieno funzionamento e far sì che torni ad essere un patrimonio dell’intera città». «Considerando la sostanziale sfiducia maturata nei confronti del sovrintendente e tenendo conto delle indicazioni di voltare pagina in modo radicale espresse da gran parte del consiglio di amministrazione, ho ritenuto mio dovere interpellare senza indugio l’Autorità vigilante per iniziare la procedura di commissariamento». A dir poco imbufaliti i sindacati che si scagliano contro il sindaco. I lavoratori aderenti ai sindacati autonomi Fials, Snater e Libersind definiscono il commissariamento «una vergogna, un fatto gravissimo» e confermano l’intenzione di ricorrere al Tar. «Questo provvedimento per noi è illegittimo - afferma Nicola Lo Gerfo della Fials -. La legge stabilisce che si può commissariare una fondazione solo se risultano gravi irregolarità nell’amministrazione o gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che ne regolano l’attività, oppure se il conto economico chiude con una perdita superiore al 30% del patrimonio per due esercizi consecutivi. Nel nostro caso non c’è intaccamento al patrimonio e non ci sono a quanto sembra gravi irregolarità nell’amministrazione».
L’accusa contro la Vincenzi è pesante: «Il commissariamento - aggiunge Lo Gerfo - è stato chiesto per la criticità della gestione, perché c’erano agitazioni e scioperi. Non si è mai visto un cda che si dimette per queste motivazioni. È una barzelletta. La Scala sta facendo scioperi da giorni e giorni e non si sono sognati di chiamare commissario» prosegue il sindacalista -. A Firenze è stato deciso il commissariamento, ma in quel caso il sovrintendente era dimissionario e non si trovava un sostituto. Nel nostro caso, tutt’al più si poteva liquidare il sovrintendente. Il commissario non era la soluzione migliore». Tra le questioni scottanti c’è poi quella della sentenza emessa due giorni fa dal Tribunale del lavoro che condanna la Fondazione Carlo Felice al pagamento di circa quattro milioni di euro a titolo di risarcimento ad una settantina di suoi dipendenti ed ex dipendenti, iscritti al fondo di previdenza integrativa del teatro, commissariato nel 2004 perché non più in grado di garantire le prestazioni stabilite. Secondo il sindacato autonomo, il cda del teatro è colpevole di non aver messo sulle poste di bilancio l’eventuale perdita della causa intentata dai lavoratori. «Da anni - dice Lo Gerfo - denunciamo questa situazione».