Il ministro comunista vuole le stanze per i drogati

Francesca Angeli

da Roma

Somministrazione controllata di eroina e metadone secondo la politica della riduzione del danno e «stanze del buco». Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, riporta il dibattito sulle droghe agli anni ’70 con un bel salto indietro che sembra (volutamente?) ignorare quanto è stato fatto in molti Paesi europei ma anche in alcuni Stati degli Usa e in Australia dove questo tipo di sperimentazione, in alcuni casi ancora in corso, non ha dato i frutti sperati. Ovvero il recupero dalla tossicodipendenza dei partecipanti.
Criticate anche dall’International Narcotics Control Board, l’organismo di controllo internazionale sulle droghe, le shooting room e più in generale la somministrazione controllata degli stupefacenti attraverso le strutture accreditate sono servite alla riduzione della microcriminalità conseguente al bisogno delle droghe e anche alla riduzione delle morti per overdose. Non sono servite però a liberare dalla dipendenza dalla droga chi ne faceva uso.
Il ministro forse non lo sa o forse non gli interessa. E così, intervistato da Radio Radicale, spiega di essere favorevole alle shooting room, ossia le stanze del buco, luoghi dove ai consumatori è possibile assumere sostanze per via iniettiva in un ambiente protetto, legale, tutelato da personale sanitario e sociale. Ferrero ribadisce di voler azzerare la legge approvata dal governo di centrodestra, giudicata proibizionista ed inutilmente punitiva per i consumatori, e promette che il governo entro l’anno troverà una «formula rapida per sterilizzare gli effetti negativi della legge Fini-Giovanardi».
«È necessario, in un ambito di politiche di riduzione del danno avere la possibilità di sperimentazioni», dice Ferrero che giudica le shooting rooom «assolutamente da provare». Ferrero però viene immediatamente rimbeccato dal ministro per la Famiglia Rosy Bindi.
«Nel nostro programma non c’è alcuna ipotesi di avviare la sperimentazione delle cosiddette stanze del buco - dice la Bindi -. Il ministro Ferrero ha espresso una posizione personale, che non è quella del governo». L’esponente della Margherita ricorda come il centrosinistra prima delle elezioni abbiamo «preso l’impegno di abrogare la legge Fini». Questo impegno però, aggiunge la Bindi «non può essere trasformato in un atteggiamento permissivo o di resa nei confronti della tossicodipendenza. La scelta non è tra un proibizionismo che fa scattare la galera anche per qualche spinello e la liberalizzazione delle droghe». L’obbiettivo per la Bindi resta quello del «consumo zero» per mezzo della prevenzione e dell’educazione.
Ferrero stesso precisa che quello delle stanze del buco non può essere un «modello» e che la sua è un’opinione personale. Il consumo delle droghe per il ministro della Solidarietà sociale non può essere letta «come una mera questione di ordine pubblico e di repressione». Bisogna invece, «riattivare un dialogo e un confronto sociale che ci permetta di fare sperimentazioni, di verificarne l'efficacia senza preconcetti, di vedere come funzionano». Si tratta di «prosciugare il veleno, sparso in questi cinque anni, della criminalizzazione e dentro questo, poi, sperimentare, provare, vedere cosa è stato fatto in altri Paesi nella direzione in particolare della riduzione del danno». Il ministero della Solidarietà Sociale, prosegue Ferrero, sta lavorando insieme a quello della Salute a un provvedimento che «sterilizzi gli effetti negativi» della legge 49, per «impedire ulteriori arresti di consumatori di spinelli». Infine Ferrero chiude con una stoccata ai politici. Che nei palazzi del potere si faccia uso di cocaina, dice Ferrero «lo si è visto da qualche inchiesta giudiziaria di qualche anno fa: ci sono droghe che circolano nei palazzi. Questo è assolutamente evidente. Forse non è nemmeno un caso che le tabelle fatte dal precedente governo fossero più permissive sul versante cocaina che su quello della cannabis per quanto riguarda la quantità di principio attivo tollerata».