Il ministro costretto a licenziare l’ex br Ronconi

da Roma

La consulente del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, l’ex brigatista Susanna Ronconi, lascia il suo incarico. E Ferrero «contestualmente» annulla la sua nomina nella Consulta degli operatori delle dipendenze. Lei lo fa per il «clima pesante» che si è creato in questi mesi, come ha scritto in una lettera a Ferrero pubblicata ieri da Repubblica. Mentre il ministro ha annullato ieri mattina la nomina della Ronconi per «illegittimità», ammettendo di fatto l’incompatibilità del suo ruolo. Sulla vicenda era stata aperta un’inchiesta della magistratura di Padova dopo un esposto di Alleanza Nazionale: Susanna Ronconi, che ha scontato 12 anni di carcere in quanto condannata in sentenza definitiva per l’omicidio nel ’74 di due esponenti del Msi padovano, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, è interdetta dai pubblici uffici. Dal ministero si sottolinea che quelle della consulente e del ministro sono state due decisioni «indipendenti». Quale che sia la tempistica, si chiude così una polemica che aveva scatenato le proteste dell’opposizione sull’opportunità di collocare in un ruolo consultivo pubblico una donna con un passato da brigatista, interdetta dai pubblici uffici, e che già nel ’99 si era trovata in una situazione analoga, quando l’opposizione aveva attaccato l’allora ministro Livia Turco di volerla come consulente. In quel caso la nomina non fu confermata.
Il ministro Ferrero, che in questi mesi aveva sempre difeso la sua scelta, definisce l’epilogo del caso Ronconi «una sconfitta». E l’ex brigatista commenta: «Questa vicenda mi ha fato ripiombare indietro di venti anni».
Nonostante la costernazione di Ferrero, il suo comunicato di ieri è però un’ammissione d’illegittimità: «Il ministro - recita una nota ufficiale dei suoi uffici - ha decretato l’annullamento della nomina medesima perché illegittima. La nomina risulta illegittima in quanto Susanna Ronconi è interdetta dai pubblici uffici e la Consulta, pur non dando luogo ad alcuna forma di remunerazione dei propri membri, partecipa all’iter formativo della decisione della pubblica amministrazione».
La nomina, si spiega dal ministero, era stata decisa da Ferrero su segnalazione del Forum Droghe. A quanto si apprende non vi è stata istruttoria, e per questo non ci sarà nessuna inchiesta interna al ministero.
Dopo aver letto il comunicato ufficiale, l’ex brigatista si è detta «sorpresa che Ferrero dica che la mia è una nomina illegittima. Stranamente sposa un'interpretazione della legge assolutamente discutibile e che non sta in piedi». Susanna Ronconi sostiene che alcuni giuristi l’avrebbero rassicurata sul fatto che la Consulta non è un ufficio pubblico, perché non ha un ruolo decisionale.
Contro di lei ci sono state reazioni, ha attaccato il capogruppo di Rifondazione in Senato, Giovanni Russo Spena, «che hanno rivelato una concezione della giustizia barbara e in netta contraddizione con la funzione assegnata alla pena dalla Costituzione». Questa vicenda, continua invece Ferrero, non deve impedire «la discussione su come si possano chiudere gli anni di piombo e su come far sì che chi ha sbagliato possa essere oggi testimone di un cambiamento». I radicali piemontesi Bruno Mellano e Giulio Manfredi auspicano che ora «le competenze della Ronconi siano utilizzate dal sindaco Chiamparino a Torino».
Ma per l’opposizione non è una questione di accanimento. «Avvalendosi della consulenza della Ronconi - chiarisce Giorgia Meloni (An), vicepresidente della Camera - Ferrero ha dimostrato come la ragione ideologica possa, in taluni casi, prevalere sulla ragion di Stato». Alleanza Nazionale ha raccolto a Padova «migliaia di firme» di cittadini, dice Filippo Ascierto, responsabile sicurezza del partito, per chiedere le dimissioni del ministro Ferrero e per «manifestare grande affetto verso le famiglie delle due vittime».