Il ministro Damiano ora difende la legge Biagi

nostro inviato a Santa Margherita Ligure (Genova)

Non è proprio una Vicenza due, ma anche i Giovani imprenditori riuniti a Santa Margherita Ligure per il convegno intitolato «L'economia dell'Uomo», hanno mostrato di non voler fare sconti al nuovo governo di centrosinistra. Ad esempio quando hanno applaudito la provocazione dell'ex ministro del Welfare Roberto Maroni nel corso di una tavola rotonda: «Io spero - ha detto l'attuale capogruppo della Lega Nord alla Camera dei deputati - che Confindustria abbia con Prodi lo stesso rigore che ha avuto con noi perché non abbiamo abolito del tutto le pensioni di anzianità». Maroni ha rivendicato il valore delle cose fatte dal governo Berlusconi, in condizioni non facili. «Con la congiuntura che abbiamo avuto, con sei scioperi generali e un numero imprecisato di scioperi di settore, siamo riusciti a fare le riforme strutturali che chiedeva l'Europa. Tutto ci si può addebitare tranne la mancanza di coraggio».
C'è da chiedersi, ha aggiunto Maroni, cosa significhi abolire la riforma Biagi quando una gran parte degli strumenti che prevede «è affidata alla trattativa tra le parti sociali». E c'è anche da chiedersi cosa significhi cambiare la riforma delle pensioni quando «l'Europa chiede di andare in tutt'altra direzione». Seduto poco lontano da Maroni, il nuovo titolare del ministro del Lavoro, Cesare Damiano che ha confermato l'intenzione di rinunciare allo «scalone» della riforma previdenziale e anche quella di non cancellare del tutto la riforma del lavoro (che questa volta ha chiamato anche legge Biagi e non legge 30). «La parola cancellare non l'ho mai utilizzata - ha assicurato il neoministro - ma alcune revisioni vanno prodotte e noi vogliamo portare quei correttivi che abbiamo chiaramente indicato nel programma dell'Unione». Il riferimento è alla cancellazione delle forme di contratto di lavoro che il centrosinistra considera le più precarizzanti.
Una contraddizione, ha fatto notare Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria e responsabile delle Relazioni industriali di viale dell'Astronomia. I contratti che la sinistra considera più precarizzanti, come il job on call e lo staff leasing, sono stati pensati per dare qualche vantaggio ai lavoratori più che alle imprese. Accordo tra Bombassei e governo per quanto riguarda la moderazione salariale, auspicata dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. «Bisogna distribuire tra tutti equamente i sacrifici», ha spiegato.
Tesi ancora una volta avversata dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. La sua ricetta è quella di introdurre più flessibilità, attraverso la contrattazione per favorire l'economia, ma in cambio la seconda confederazione chiede salari più alti. Tra le materie che dividono, c'è sicuramente il taglio del cuneo fiscale. Tre esponenti dei Ds presenti al convegno dei Giovani imprenditori, hanno dato tre ricette diverse sul come dovrebbero essere distribuite le risorse. Secondo il ministro degli Esteri Massimo D'Alema vanno favorite le imprese più competitive, secondo Damiano quelle che assumono a tempo indeterminato. Franco Debenedetti, ex senatore Ds, è invece d'accordo con gli industriali e dice che non ha senso fare una selezione. Poi c'è il problema dei costi. E non solo del cuneo fiscale. Se si considera anche la riforma delle pensioni e le altre misure promesse dal governo Prodi, ha calcolato Maroni, la cifra da coprire sarà di 16 miliardi di euro. «Io non ho alcuna preclusione - ha concluso - anzi, se troveranno una copertura di questo genere», senza aumentare le tasse «io annuncio fino da ora che voterò a favore della Finanziaria».