Ministro, detassa le medaglie olimpiche

Caro ministro Tremonti,
ieri Francesco D’Aniello, appena sceso dal podio con la medaglia d’argento al collo, ha pensato a Lei. Il fatto che avesse in mano un fucile potrebbe sembrarle un po’ intimidatorio, ma in realtà il nostro olimpionico del «double trap», del piattello doppio insomma, ha detto una cosa unica, semplice e condivisibile: «Il Parlamento prenda in considerazione la proposta di legge presentata un mese e mezzo fa dal nostro presidente federale Luciano Rossi - senatore Pdl - e faccia come in Cina dove hanno detassato il premio per le medaglie. Noi guadagniamo poco e i sacrifici sono immensi. In fondo è un premio...». La stessa cosa l’ha ripetuta anche Giulia Quintavalle, lei medaglia d’oro, e il fatto che in questo caso si tratti di una judoka non la deve preoccupare.
È vero, caro ministro, che sia D’Aniello che la Quintavalle - ma anche tutti gli altri Nespoli della nostra Olimpiade - parlano di Parlamento, ma Lei che delle casse dello Stato ha la chiave dovrebbe intervenire per primo, ascoltarli e trovare il modo perché lo sforzo di chi, in questi giorni, ci fa sentire un po’ più italiani sia ricompensato come merita. E non si tratta di un regalo («Non vogliamo privilegi fiscali - ha detto la Quintavalle -, ma solo un po’ di attenzione in più»), ma di un ringraziamento. Ci pensi: si tratta di cicliste, schermidori, tiratori, arcieri, si tratta di gente che fa sport di professione e per cui lo stipendio - di agente, carabiniere o militare - è fatica, vera. E se allora il Coni, per l’occasione di una vita, elargisce 140mila euro per un oro, 75mila per un argento e 50mila per un bronzo, non è giusto che più della metà se ne torni indietro mentre noi ci godiamo le loro vittorie.
Per questo, ministro, ci aspettiamo che Lei ascolti le parole del presidente del Coni Petrucci: «Se Tremonti è d’accordo, questa proposta va portata avanti». Lo faccia, glielo diciamo col cuore. E senza fucile in mano.