«Il ministro ha ragione: no ai futuri disoccupati»

RomaL’Avvenire lancia una pesante accusa: il ministro Gelmini, con il sostegno dei sindacati, salva i «vecchi» precari negando alle nuove generazioni la possibilità di insegnare. Anche lei, Massimo Di Menna, come segretario generale della Uil scuola è sul banco degli imputati.
«Non esiste alcun accordo. Ed è inimmaginabile un’azione del sindacato che non favorisca e tuteli le nuove generazioni».
Ma il decreto che regolamenta la formazione dei docenti esclude dall’insegnamento le prossime generazioni o no?
«Bisogna fare attenzione. Conseguire l’abilitazione all’insegnamento non significa entrare in classe e salire in cattedra. Questo punto deve essere chiaro, non si possono raccontare le favole. Il decreto regolamenta l’accesso al percorso formativo per l’abilitazione. Poniamo che la Gelmini accolga la richiesta che era partita già dal Meeting di Rimini. Quale sarebbe il risultato concreto? Tanti giovani insegnanti disoccupati. All’abilitazione, sia chiaro, non corrisponde un posto di lavoro. E non credo ci sia nessuno che desideri riaprire la questione dei precari e delle graduatorie infinite».
Se si modificasse il decreto Gelmini, come chiede l’appello, promosso da Federico Magni presidente del Coordinamento Liste per il diritto allo studio, dunque il risultato sarebbe quello di creare negli anni a venire un nuovo esercito di disoccupati?
«Abbiamo il dovere di non illudere i giovani. Che senso ha farli abilitare per poi lasciarli al loro destino? Su questo punto non possiamo che sostenere la scelta del ministro, che è quella di fare programmazione. Semmai lo sbaglio sta nel non averla fatta prima. Quante saranno le cattedre disponibili per matematica o italiano di qui a dieci anni? Se l’ipotesi è quella di cento posti disponibili, perché formare mille persone? Le altre 900 resteranno senza lavoro, comunque. L’accesso programmato in base alle previsioni sul reale fabbisogno è una idea giusta. Il concorso per magistrati non crea “aspiranti” magistrati. Perché dobbiamo creare aspiranti insegnanti che non avranno la possibilità di entrare in classe e salire in cattedra entro un limite di tempo ragionevole? Noi vogliamo insegnanti giovani ma che insegnino».
Ma avete o no favorito i «vecchi» ovvero precari?
«Be’, questa è veramente l’accusa più assurda. Onestamente mi sarei aspettato una valutazione molto positiva per l’accordo raggiunto. Per la prima volta tutti i posti disponibili in organico saranno coperti da personale di ruolo. Docenti che avrebbero comunque insegnato per tutto l’anno e che poi sarebbero stati licenziati a fine anno per poi essere nuovamente assunti a tempo determinato. Non mi aspettavo critiche al sindacato davanti a 67.000 assunzioni a tempo indeterminato».
Nessuna critica per il ministro?
«Non per questo decreto. La critica che facciamo è un’altra. Bandisca subito i concorsi perché ci sono graduatorie già esaurite soprattutto al Nord e per le materie scientifiche. Quindi ci sono posti liberi».