Il ministro Maroni: "Ok al censimento degli islamici nei quartieri cittadini"

Oltre agli stanziamenti sulla sicurezza grazie ai beni della mafia, il
ministro chiede la fotografia della realtà musulmana in città. Milano farà da apripista per una legge nazionale sui luoghi di preghiera

Ci sono i tredici milioni e mezzo di euro che il ministero dell’Interno già aveva stanziato per l’emergenza rom e poi ci sono i nuovi fondi in arrivo per la sicurezza grazie alle risorse e ai beni confiscati alla mafia e alla malavita. Il vertice di ieri sera in Prefettura, a Palazzo Diotti, tra il ministro dell’Interno, il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi si conclude dopo due ore di lavoro. Al termine della quali, Maroni sblocca formalmente le risorse per la riqualificazione dei campi nomadi e le assegna ufficialmente al Comune di Milano. Si prosegue quindi con gli sgomberi e si va avanti con le azioni sui campi, aggiunge l’assessore regionale all’urbanista Davide Boni anche lui presente alla riunione. Non solo: «Arriveranno altri soldi per Milano - prosegue Boni -. Si tratta di una decina di milioni di euro per la sicurezza che sono una parte dei soldi confiscati alla mafia». La comunicazione ufficiale sulla tempistica e sull’effettivo stanziamento toccherà poi in un secondo momento al ministro Maroni. Ma, assicura Boni, ai rom non verrà dato nemmeno un euro. Di soldi invece ne beneficerà in futuro la nostra città.
E dopo le polemiche suscitate dal referendum elvetico sulla presenza dei minareti in Svizzera e sulla possibilità di aprire una consultazione simile anche a Milano, al tavolo di ieri si è discusso anche di moschee. E del fatto di poter prendere Milano come modello per stabilire una legge a livello nazionale che regolamenti la costruzione dei luoghi di preghiera islamici nelle città italiane. Che in sostanza prevede di stabilire regole e criteri per costruire i nuovi minareti.
Ci vorranno però ancora un paio di settimane prima che il censimento dei musulmani milanesi chiesto dal prefetto all’Anagrafe sia concluso. E prima quindi che i dati possano essere valutati e presi in considerazione dal ministro Maroni. Ora c’è un gruppo di lavoro preparatorio costituito da rappresentanti della Regione, della Provincia, del Comune e delle Asl con il compito di acquisire i numeri sulle presenze degli stranieri. E che definirà quindi quanti sono, dove vivono, in che quartieri della città si trova la maggior concentrazione di immigrati, per capire meglio quali potranno essere le esigenze per i nuovi luoghi di culto.
«Il sindaco Moratti e il ministro Maroni stanno lavorando su questo tema e si reincontreranno» ha raccontato Boni confermando l’arrivo di una normativa nazionale ad hoc di cui Maroni ha già parlato in passato. «Il problema verrà affrontato a livello di legge e a livello nazionale. Daranno tutte le indicazioni, i criteri e le regole per le moschee. C’è una forte attenzione verso Milano e una grande collaborazione fra il Comune e il Viminale».