Ministro Nicolais, lei dissente o è silente-assente?

Ma il silenzio-assenso è di destra o di sinistra? Qualcuno ci aiuti a sciogliere questo tormento che ci assilla da quando abbiamo letto sulla Repubblica di ieri la denuncia di Salvatore Settis, stimatissimo difensore del Bel Paese contro gli scempi ambientali, architettonici e paesaggistici. Secondo Settis, il nuovo governo di sinistra starebbe facendo peggio del precedente (che dopo infinite polemiche infatti l’aveva abolito), re-introducendo il famigerato istituto del silenzio-assenso, per cui se la pubblica amministrazione non risponde entro 90 giorni dalla presentazione di un progetto edilizio, qualsiasi costruttore può procedere in barba a qualsiasi controllo delle Sovrintendenze, alle quali viene di fatto impedito di esprimersi sull’interesse culturale del bene in questione. Per esempio, uno potrebbe costruire villette a schiera in un sito archeologico, trasformare in hotel una torre saracena, oppure abbattere una chiesa barocca per fare un centro commerciale.
Immediata la risposta del ministro Luigi Nicolais (Ds), affidata ieri a un comunicato diffuso dalle agenzie, che riproduciamo integralmente per non privare il lettore di un testo assolutamente esilarante: «Il Professor Salvatore Settis parla di un disegno di legge che sarebbe stato presentato dal ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A. il 5 settembre scorso e che conterrebbe una norma che estende indiscriminatamente la regola del silenzio assenso al settore dei beni culturali. Partendo dal dato di fatto che il disegno di legge in questione non è stato presentato, ma è ancora in fase di predisposizione, il ministro chiarisce che nell'ambito di una filosofia di fondo che punta a semplificare e velocizzare le procedure amministrative a carico delle imprese, si era previsto di demandare le scelte relative al campo di applicazione del silenzio assenso e della denuncia di inizio attività alle amministrazioni di settore, in base alle opportune riflessioni di merito, competenze e conoscenze difficilmente riconducibili ad una norma di indirizzo generale. In ogni modo trattandosi di un provvedimento in itinere, ho deciso già dalla scorsa settimana di rinviare questo tema ad un ulteriore approfondimento con gli altri ministri, prevedendo il massimo livello possibile di coinvolgimento del Parlamento e delle varie amministrazioni locali interessate».
Traduzione dal burocratese ad uso del lettore smarrito: «Ebbene sì, abbiamo ceduto alle pressioni dei costruttori e reintrodotto il silenzio assenso. Adesso che ci avete colto con le mani nella marmellata, per il momento soprassediamo».
caterina.soffici@ilgiornale.it