Il ministro rallenta le corse in autostrada

«Mezzo sequestrato ai camionisti indisciplinati»

Pierluigi Bonora

da Milano

È in vista una nuova rivoluzione del Codice della strada. A prepararla è il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, il quale entro l’anno presenterà il progetto al governo. Bianchi, ospite ieri mattina di Radio anch’io, ha come punto fermo la riduzione differenziata della velocità (da 130 a 120 orari) su alcune tratte autostradali; l’abbassamento generico della velocità in prossimità delle discoteche e in alcune fasce orarie (soprattutto la notte) e la revoca della patente a vita a chi scambia le corsie per la pista di un autodromo («non possiamo impedire la produzione di auto veloci, ma a chi va a 300 l’ora in autostrada bisognerebbe togliergli la patente per sempre»). Ulteriore giro di vite anche per coloro che insistono a impugnare il telefonino mentre guidano e non utilizzano l’auricolare o il viva-voce. Mano pesante anche contro i camionisti indisciplinati: oltre alla sanzione per l’autista, le nuove norme prevedono il fermo del mezzo. Bianchi guarda anche a sistemi elettronici, per altro già disponibili sul mercato e spesso offerti di serie, come i limitatori di velocità e una card che, inserita nell’auto, registra i comportamenti del conducente. «In questo caso - spiega - non sarà più possibile attribuire la guida della vettura a un parente per evitare la decurtazione dei punti». E a proposito della patente a punti, introdotta dal suo predecessore Pietro Lunardi, il ministro dei Trasporti ne riconosce l’efficacia: «Siamo passati dai 190mila incidenti del 2002 a meno di 150mila, ovvero 1.100 morti e 30mila feriti in meno».
Una bacchettata il ministro la dà, invece, a quelle amministrazioni che utilizzano l’Autovelox per fare cassa. «È un errore - afferma - perché il dispositivo serve solo a far rispettare i limiti di velocità».
Un messaggio viene inviato anche al mondo della scuola e, in particolare, ai neopatentati. Il piano-sicurezza prevede infatti un maggiore rigore nel rilascio delle patenti, un periodo di training per i neopatentati, in modo da permettere un uso progressivo degli automezzi commisurato alle capacità di guida, più informazioni agli utenti e una formazione alla cultura della prevenzione che deve cominciare dalle scuole elementari, sulla falsariga di quanto avviato nella precedente legislatura. «Dobbiamo fare in modo che le regole vengano rispettate - ricorda il ministro - e l’obiettivo in cui ci stiamo muovendo con la Ue è quello di dimezzare entro il 2010 gli incidenti». È un traguardo che l’Aci vede comunque difficile da raggiungere. «Bisogna fare di più - ha detto recentemente il presidente Franco Lucchesi - sulla formazione dei conducenti, sulle infrastrutture e sulle tecnologie per la mobilità». E proprio uno studio della Commissione Ue promuove le «auto intelligenti». «Basterebbe dotare entro il 2010 il 3% delle vetture di tecnologie antitamponamento (già disponili e in alcuni casi anche di serie, ndr) - si legge nel dossier - per scongiurare 4mila incidenti l’anno, mentre attrezzando lo 0,6% dei veicoli con sistemi antisbandamento (i nuovi modelli, utilitarie incluse, li propongono spesso di serie, ndr) se ne eviterebbero altri 1.500».
E se una maggiore presenza delle forze di polizia sulle strade, troppo abbandonate ai soli rilevatori elettronici, risulterebbe il vero deterrente verso chi è solito infrangere il Codice, non meno importante sarebbe un maggiore controllo degli pneumatici visto che, come rivela l’Aci, un’auto su 10 viaggia con le gomme sgonfie.
Immediate le reazioni ai propositi di Bianchi. Secondo l’ex ministro Lunardi, favorevole a un innalzamento dei limiti fino a 150 orari, ma solo in determinate condizioni, «l’eccesso di velocità è solo una concausa degli incidenti; dobbiamo essere più sicuri che i neopatentati abbiano i requisiti per guidare anche con la neve e la pioggia. Se si pensa che l’unico problema è la velocità si educa male la gente». Di parere opposto è Enrico Ferri, l’ex ministro che alla fine degli anni ’80 introdusse il limite dei 110 in autostrada: «La riduzione dei limiti è una conquista da cavalcare subito». Critiche arrivano da Paolo Uggè, ex sottosegretario ai Trasporti e presidente della Fai, la maggiore associazione delle imprese dell’autotrasporto. Uggè difende la categoria che «causa circa il 7% degli incidenti che funestano il Paese». In campo anche l’Uiga (Unione italiana giornalisti dell’auto): «È un errore continuare a puntare il dito sull’automobilista senza affiancargli una reale volontà politica di rinnovare strade e infrastrutture per una vera nuova politica del traffico».