«Il ministro reintegri il cda di Santa Cecilia»

Stefania Scarpa

Continua a far discutere il commissariamento del consiglio di amministrazione di Santa Cecilia da parte del ministro dell’Università Fabio Mussi, avvenuto a fine luglio per presunte irregolarità denunciate da parte di alcuni membri del cda stesso, Massimo Visconti (in quota An) e Giovanni Roma (presidente in quota Forza Italia). Un caso di spregiudicato spoil system con tanti aspetti ancora da chiarire e che ha già condotto alle dimissioni del direttore artistico di Santa Cecilia nonché componente del cda Lionello Cammarota.
Ma il centrodestra attacca e non si accontenta delle dimissioni di Cammarota: «Il gravissimo caso del commissariamento del Conservatorio di Santa Cecilia - accusa Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza Italia - è emblematico. La mannaia del governo di sinistra si abbatte su amministratori onesti che, in questi anni, hanno fatto una battaglia per la trasparenza, e hanno l’unica colpa di essere di centrodestra in un Paese in cui la cultura deve per forza stare a sinistra. Il governo rischia un nuovo caso Cognetti dopo aver gettato nel caos un’istituzione prestigiosa».
Sono furibondi anche i due ex componenti del cd in quota centrodestra. Giovanni Roma (An) ricostruisce così la vicenda: «Il nostro cda ha fatto una battaglia per la trasparenza e ha proposto un modello di gestione che avrebbe aperto ai privati dando vita a una fondazione. Questo progetto evidentemente ha dato fastidio a quelli che vogliono che a Roma ci sia il monopolio della cultura di sinistra. E questo è, credo, la vera ragione del commissariamento in cui hanno purtroppo giocato un ruolo molto grave la burocrazia del ministero. Il nostro auspicio a questo punto è che il ministro si renda conto che ha sbagliato bersaglio colpendo noi del cda visto che è di due giorni fa la notizia delle dimissioni forzate del direttore Cammarota, evidentemente individuato anche dal ministero come responsabile di una gestione poco trasparente».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex presidente di Santa Cecilia, Massimo Visconti, che chiede al ministro il reintegro dell’organismo commissariato. «È il caso di dire - dice Visconti - che tutti i nodi vengono al pettine. Il 31 luglio scorso il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi ha commissariato il presidente e tutto il Cda del conservatorio di Santa Cecilia di Roma accusandolo di irregolarità amministrative legate a dei corsi di formazione professionale finanziati con 735mila euro dalla regione Lazio. Tutti gli atti amministrativi connessi ai corsi compreso i 735 mila euro di assegni emessi portavano una sola firma, quella del direttore Lionello Cammarota che, già nel 2001 (tre anni prima che si insediasse il Cda commissariato), era stato nominato dal precedente Cda legale rappresentante del conservatorio per la gestione dei corsi». Visconti spiega inoltre che «uno scoperto bancario legato ai corsi pari a 16mila euro era stato pagato di tasca propria da Cammarota e proprio a causa dell’avvenuta conoscenza dello scoperto bancario il cda commissariato nella seduta del 18 ottobre 2005 chiese l’intervento degli organi di controllo». «Tutto questo - aggiunge l’ex presidente del Cda del conservatorio romano - non è servito a convincere il ministro Mussi del fatto che chi doveva essere colpito era il direttore e non il Cda. In queste ore si è venuto a sapere che, a seguito della relazione in merito ai corsi inviata dal commissario governativo al ministro Mussi, il ministero dell’Università ha disposto un procedimento amministrativo nei confronti del direttore Cammarota il quale per protesta si è dimesso dall’incarico». A questo punto, conclude Visconti, «perché il ministro non è coerente e reintegra sia il presidente che tutto il cda? Forse non gli fa piacere riconoscere che sia il sottoscritto, sia il vice presidente Roma, hanno gestito correttamente l'amministrazione del conservatorio e non si sono fatti scrupolo di denunciare le irregolarità?».