IL MINISTRO SCOPERTO

«Chi governa deve essere oggi guidato da un’ambizione sul futuro del Paese anche superiore a quella che gli stessi italiani sembrano in genere manifestare; deve allungare lo sguardo oltre l’orizzonte nel quale il quotidiano dibattito sembra volersi rinchiudere». Così il nostro ministro Tommaso Padoa-Schioppa scriveva il 7 gennaio. Adesso facciamo un primo bilancio dell’orizzonte e dell’ambizione per il futuro del nostro ministro.
Sono stati elargiti rinnovi contrattuali a 3,5 milioni di pubblici dipendenti, senza distinzione di sorta, uguali per tutti e a pioggia. A luglio si è cancellato il meccanismo individuato dall’ex ministro Maroni per ritardare l’età del pensionamento, per un costo vicino ai 10 miliardi di euro. Mentre il resto dell’Europa innalza l’età del pensionamento la nostra ambizione è stata quella di ridurla. Nell’accordo con la sinistra radicale di poche settimane fa, si è scritto in un pezzo di carta, con i timbri del nostro Stato, che i giovani, oggi precari, quando andranno in pensione avranno almeno il 60 per cento degli ultimi stipendi. Una promessa irrealizzabile. E sempre pochi giorni fa a Palazzo Chigi si sono inventati una mini-moratoria per assumere i precari della pubblica amministrazione: scavalcando chi ha fatto il concorso ed è ancora lì che aspetta. Per questi ultimi niente futuro.
Ma la vera ambizione e il vero orizzonte del nostro ministro è tutto nella Finanziaria che ha presentato e che ha ottenuto ieri il primo via libera dal Senato. Il dato sintetico è che il deficit aumenta di quasi mezzo punto percentuale. Ma il fascino dell’ambizione ministeriale è nell’allocazione della spesa inutile. Secondo i calcoli di Giuseppe Vegas, ex uomo dei conti del Senato, e oggi parlamentare di Forza Italia, su circa 1,4 miliardi di euro in più, la gran parte (824 milioni) sono destinati a misure di consenso volute da Verdi e Rifondazione Comunista. E qualche briciola (si fa per dire) è destinata agli altri partiti della coalizione. Insomma il governo ha l’ambizione (legittima per carità) di tenersi in vita, compiacendo le proprie componenti. Ma lo fa con i quattrini dei contribuenti.
Non basta, Padoa-Schioppa si è presentato due sere fa al Tg1 per dire che tutte le misure di spesa sono dotate della necessaria copertura. Non è vero, gli ha risposto il contabile massimo del ministero, Mario Canzio, negando la certificazione contabile dei 300 milioni di euro che «ballano». Le ambizioni e l’orizzonte di Canzio, c’è da scommetterci, sono compromesse.
Nicola Porro